• 9
  • feb

I grandi utensili

Evito di ricostruire come me lo sono procurato, vi basti sapere che non c’è niente di illecito. Ebbene, come possiamo chiamarlo? Non lo so, ma appena l’ho visto ho capito che dovevo provarlo: io applico sempre il metodo sperimentale, e chi mi segue sa che questa nuova recensione viene dopo quelle dei mitici stampi prensili per ghiaccioli e quella ancora più appassionante dei bicchieri autorefrigeranti con intercapedine di ghiaccio. Funziona così: c’è una specie di armatura metallica aperta in alto e in basso, a forma di parallelepipedo. Vi si inserisce ad incastro una “cosa”, sempre metallica, che sembra un cestello della friggitrice ma non lo è.
No, come non detto: ho sbagliato. Prima di mettere il secondo oggetto, bisogna fare un’altra cosa. Si prende un giornale e lo si mette in un secchio d’acqua. Ci si procura un’asse di legno e vi si pone il primo oggetto metallico. Lo si riempie con la carta di giornale inzuppata e si inserisce il secondo oggetto (quello con la base bucata che sembra il cestello della friggitrice). A quel punto in qualche modo scatta un incastro che rende i due oggetti indivisibili. Ora – badate bene, bambini – si prende l’asse con i due oggetti e la carta e la si pone in una bacinella, altrimenti si allaga la casa. C’è un sistema a leva, in cima al secondo oggetto. Premendo la leva con forza, la gabbia metallica si abbassa e funge da pressa. La carta si compatta e l’acqua esce dai fori. E’ un’esperienza mistica.
Al termine, si apre l’oggetto, che d’ora in poi chiameremo Franco perchè mi sono scocciato di escogitare perifrasi, e si estrae un favoloso mattone di carta compattata. Si prende e si poggia su un termosifone. Dopo un tempo incredibilmente lungo sarà solido e maneggevole come solo un mattone di carta sa essere. Pronto da usare. Per cosa?
E’ presto detto: dovrebbe sostituire la legna dei caminetti. Ora quindi l’unico problema è che mi serve un caminetto, ma conto di procurarmelo al più presto. Perchè capite bene che dopo aver realizzato tre mattoni io DEVO provarli. Devo capire come bruciano. Se sono duraturi, soprattutto. Se dovessero esaurirsi in una fiammata, ad esempio, non assicuro di riuscire a trattenere un certo disappunto. Nel mio immaginario, invece, si accendono lentamente, e rilasciano una temperatura uniforme atta ad accendere il barbecue in men che non si dica. Che poi è un po’ la pratica in cui si misura il valore di un vero uomo.

  • 9
  • feb

Incassi al cinema

“Il ritorno del Re” non è più primo nella classifica degli incassi, e già questo mi rende perplesso: non è un po’ troppo presto rispetto alle attese? Quello che lascia davvero interdetti tuttavia è il film che si è preso la corona: “Le Barzellette“. Che è un po’ come dire che la sindrome di “Natale a vattelapesca” ha colpito ancora. Attori come Biagio Izzo ed Enzo Salvi sono ormai entrati nell’immaginario del trash; la regia dei fratelli Vanzina riporta alla mente alcuni tra i peggiori film mai trasmessi da Italia1. E poi, alzi la mano chi non si ricopre di pomfi quando trasmettono il trailer con la pregevole e delicatissima storiella delle piattole.

  • 9
  • feb

I forzati dello sberleffo

Continua la preparazione a Sanremo, con alcune tappe forzate di avvicinamento. Una di queste è la rievocazione del Sanremo 2003 tramite i commenti a caldo scritti in html.it da parecchi attuali blogger, un anno fa. Sopportate il rodaggio delle prime pagine. Una cosa simile fu fatta anche l’anno precedente.

  • 9
  • feb

Davvero sobria

Il successo di Christina Aguilera si spiega in un modo solo: non si è mai montata la testa, ed è sempre rimasta una ragazza acqua e sapone.

  • 9
  • feb

C come Compleblog

Daveblog nasce la sera del 9 febbraio 2003, a seguito di una discussione sorta, come tante, nel forum Off topic di html.it: avrei voluto ripescare il thread, ma a quanto pare è stato cancellato in occasione di uno sfoltimento del database. Ad ogni modo, ricordo bene: l’idea venne a tulsas. Aprì quella discussione per dire che aveva aperto un blog su splinder; io allora conoscevo poco tulsas e per niente splinder. Dei blog sapevo quello che ad oggi mi darebbe fastidio sentire dire ad altri: “è un diario on line”. Quella sera e negli immediati giorni successivi, un po’ per emulazione, un po’ perchè si trattava di un’idea accarezzata da tanti e mai concretizzatasi per pigrizia o incapacità tecnica, nacquero quasi tutti i blog che linko tra gli OT links. Trovai assai divertente l’idea di un’apertura multipla e contemporanea: era come uscire dagli argini solidi del micromondo forumista per prenderci una fetta più sostanziosa della ragnatela. I primi tempi cominicavamo tra blog: era come discutere nel forum, ma “occupando più spazio”, come se la nostra rete adesso avesse maglie più larghe. Ci visitavamo assiduamente, presi dall’entusiasmo, ed era un po’ come accogliere dei vecchi conoscenti in un salotto arredato secondo i propri gusti: la nostra comune matrice htmliana giustificava la moltitudine di layout personalizzati e spesso gradevoli. Nessuno di noi può dire di conoscere la gavetta: siamo partiti tutti con i links degli altri, almeno una ventina, con tendenza a crescere. Questa routine è durata qualche mese; poi, com’è naturale, gli aggiornamenti si sono diradati, e alcuni blog sono spariti. Il Daveblog è ancora qui perchè già dal secondo giorno di vita si manifestò in me una naturale propensione alla disinformazione becera, pratica disimpegnata che non mi procura nessuna fatica e mi permette di scrivere senza che la cosa rappresenti nulla più di un divertimento. E scrivere, anche in maniera frammentaria, mi piace molto: se non altro mi allena a non esprimermi in maniera atrofica quando prendo in mano una penna. Lo faccio in maniera frammentaria, nervosa. Se scrivo di getto noto di avere uno stile scandito, marziale. Per rendere tutto più leggibile ed omogeneo dovrei rileggere e impiegare del tempo; non lo faccio perchè mi piace fissare i pensieri per come vengono, cristallizzarli. E’ un po’ la ragione per tengo un po’ ai miei archivi. Non fosse per i continui down, splinder sarebbe la piattaforma ideale. Chiara ed intuitiva, senza fronzoli ma efficace. Un giorno però scoprii l’esistenza dei feed. E dei trackback. E dei titoli e della categorie. Accontentarsi non appartiene al mio blogabolario: questo spiega il mio passaggio a Clarence. Il resto è storia recente, e già non fa più parte delle intenzioni un po’ celebrative che mi hanno portato a scrivere questo post. Un po’ me lo dovevo, perchè un anno non è un bruscolino.

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