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L’untore
Bei momenti. Premesse:
1) il Prof. deve darmi un file e mi chiede se ho un dischetto con me
2) io ho SEMPRE un dischetto con me (perchè non si sa mai), e quando vado in ospedale porto anche la penna magnetica
3) il Prof. ha un computer ultimo modello, con monitor 19 pollici ultrapiatto che fa bella mostra di sè sulla scrivania
Con la penna magnetica in mano e il dischetto nell’altra, opto per quest’ultimo e mi preoccupo in prima persona di inserirlo nel floppy. Parte la copia del file in un clima di grande cordialità destinato a interrompersi. Il monitor gigante mostra l’ANTIVIRUS. Inizio a sentirmi osservato come un lebbroso e guardo il pavimento sperando che mi inghiotta. Il Prof. si inalbera, ce l’ha con se stesso: non dovrebbe MAI accettare dischetti dagli altri. Io me la prendo con la rete dell’università, che mi deve aver infettato il disco senza che me ne accorgessi (questa perlomeno la puerile giustificazione che tentavo di darmi). Cerco vagamente di fare il brillante: “prof., se questa sera si ritrova raffreddato mi assumo la responsabilità del rinovirus, ma se il suo pc si infetta a causa di un worm che ho preso navigando qui in facoltà la colpa tecnicamente non è mia“. Negare sempre. Reazione spropositata comunque, la sua: in fondo l’antivirus ha fatto il suo lavoro. Rigiravo in mano la penna magnetica che mi avrebbe salvato la reputazione, chiedendomi perchè a volte nella vita scegliamo la pillola blu, quando la rossa è così seducente
