• 31
  • ago

Film privato – la trashcronaca

DISCLAIMER: Guarderò questo lungometraggio con lo spirito del documentarista, perchè Piero e Alberto Angela mi hanno insegnato a pormi delle domande, a non dare mai nulla di scontato: che fine hanno fatto i gerbilli del Baltico? Come si accoppiano le tartarughe delle Pampas? Ma soprattutto: che caspita hanno fatto Paola Barale e Raz Degan in questi due anni? Ero tanto, tanto in pena, fino ad oggi. Non è da escludere che di qui a due ore lo possa essere ancora di più.

Prima del film, una breve presentazione da parte dei due compagni di merende. Lei prende la situazione di petto, lui fa sfoggio di uno strabismo che non gli conoscevo. La cosa si fa subito torbidissima. Prima tappa: BALI. Raz dichiara di conoscere Paola da pochi giorni. Capiamo subito che ha l’usanza di filmarsi in tutto ciò che fa, da bravo maniaco. Anche lei è armata. Prime note a margine: lui parla in inglese, lei interrompe frequentemente i filmati per blaterare qualche frase di raccordo. E’ tutto molto minimal. Come in tutte le fiabe che si rispettino, ecco l’imprevisto: i due sono costretti a tornare a casa per colpa dei paparazzi. L’Italia è a conoscenza della loro storia e Paola prevede una tragedia non appena tornati a casa (ma chi vi conosce?). Anzichè nascondersi decidono di affrontare la situazione e scendono nell’arena di Domenica In. Nel corso dei raccordi la Barale si esibisce in un vittimismo d’antologia sulla loro vita di coppia tormentata dai media e parla in video come se non fosse stata mai ripresa da una telecamera, scusandosi in anticipo per le parolacce, sue e di Raz (ma lui le dirà in inglese). Seconda tappa: l’INDIA. Raz ci consiglia di non portare mai una showgirl in India, Paola avverte che nessuno torna dall’isola uguale a com’era prima. Nel suo caso – precisa – non si sa bene se è stato un bene o un male (e se fosse un chissenefrega?). Il sottofondo del viaggio in India è No woman no cry (?). E’ chiara una cosa: Paola cerca di fare la brillante, emula di Susy Blady, ma è simpatica come sempre, cioè come un foruncolo. Il filmato glissa rapido sulla vicenda che li vide coinvolti qualche anno fa, quando vennero accusati di far uso di stupefacenti. Per la prima volta si vedono anche i due cani. Il menage tra i due ha dell’inquietante. Lei si sforza di dire qualcosa di intelligente (fallendo puntualmente), lui non ci prova nemmeno (giustamente) ma continua a filmare come un voyeur. E le parolacce le dice in italiano, altrochè. Nel corso di un litigio (Paola ha perso dei soldi al casinò, ma Raz odia perdere) riescono a inanellarne una sequenza gratuita di 6-7 in frasi da tre parole. Altro appunto che lascia perplessi: la Barale si ostina a chiamare il compagno “Ras”, come la compagnia di assicurazioni, e riesce ad irritare come mai nessuno prima. Ho ormai capito che la cosa più bella di questo montaggio sono i raccordi della Barale in studio: la finta suspance, il tentativo di essere suadente con la voce che si ritrova, da pachiderma col raffreddore. Ogni sua affermazione è il tentativo di far passare “Ras” per un personaggio mitologico, l’uomo estremo, un po’ rozzo e animale, che la costringe a cose estreme. Il livello trash della cosa si sta alzando. Inizio a pensare che questo film l’ho già visto: finisce che lui la sgozza in una capanna in mezzo al bosco, può essere? La Barale avverte che il film non è fatto di consigli di viaggio, perchè nessuna agenzia di viaggi manderebbe qualcuno sulle rotte battute da loro due (e chi sei, Ferdinando Magellano?). Il mondo intanto giustamente si chiede: quando la telecamera inquadra tutti e due, chi tiene la telecamera, il mostro di Firenze? Momenti di autentica poesia quando Ras filma gli effetti della sua minzione nel deserto, commentando ascetico: “Ho sempre sognato di trovarmi ad aver bisogno dell’acqua”. Sono i momenti in cui fai il tifo per una tempesta di sabbia che se lo porti via.
Non ho ancora citato il fatto che i rari raccordi di Ras si svolgono in una sala piena di quadri (croste): credo siano suoi. Ho totalmente smarrito la sequenza delle immagini, il montaggio e i raccordi non aiutano: dovrebbero essere in California (perchè ci sono gli Eagles in sottofondo, mica per altro). La cosa sta adesso assumendo le dimensioni e l’interesse del filmino delle vacanze. Per fortuna la Barale risolleva il livello mostrando alla telecamere le proprie scottature ai lati del tanga infragluteo. E’ il momento della torbida vicenda di sesso: lei lo invita a spegnere la telecamera, lui non vuole e sulle prime finge di farlo. Frasi affannose e sguardi languidi prima di spegnerla davvero: hanno decisamente un futuro da attori di sapete voi cosa. Osservazione molto elegante di Paola: Ras avrebbe bisogni di quattro mogli con ciclo sfalsato di una settimana. E’ il momento del viaggio in Marocco, perchè Ras deve recitare nel film “Alexander” di Oliver Stone. Non specificano il ruolo (il cavallo? la palma? il bidet?), quindi c’è spazio per ogni genere di illazione. Di punto in bianco piazzano lì il documento sull’11 settembre (“il film più vero” della vita di Raz, secondo la Barale), che non aggiunge nulla al già visto, salvo l’aver inquadrato scorrettamento la rotta di un aereo qualsiasi come se si fosse trattato di quello dirottato. Questo film è come la corazzata Potemkin, l’ho già detto? Segue mezz’ora di disinteresse da parte mia, ma torno in tempo per la chiusura: “va dove non sei mai stato prima d’ora, ci vedremo là. Peace”. Da notare infine che – alla faccia del filmino amatoriale – i titoli di coda sono lunghi un chilometro

  • 31
  • ago

Grandi budget

Ho appena visto il video “Il mondo che non c’è” di Simone, che nella classifica dei video più poveri della storia è battuto solo da Credi a me delle Lollipop e dall’introvabile “Siamo tutti là fuori” di Dolcenera. Quest’ultimo, sul quale grava una taglia da 10000 Davedollari, credo di averlo visto solo io.

  • 31
  • ago

Fate qualcosa per questa gente

Se “The club” è davvero quel che sembra, cioè un’agenzia per cuori solitari on video, c’è da chiedersi perchè alcune facce – già brutte di per sè – ricorrano con una frequenza ormai prossima alla nausea: forse rimangono in rotazione perchè nessuno se li piglia? Themirk, ad esempio, quello pettinato coi petardi che di sè dice “io sono pazzo”, ma quanto lo odio?

  • 31
  • ago

Siamo andati a vedere

E’ un weekend triste per milioni di italiani, perchè è l’ultimo prima del ritorno dalle vacanze. Milano si sta ripopolando. SIAMO ANDATI A VEDERE.

“Siamo andati a vedere” è la locuzione oscena con cui il conduttore di turno (Patrizia Caregnato, nella circostanza) introduce il pezzo forte della scaletta di Studio Aperto: il sondaggio tra la gente. E’ un servizio immondo con funzioni di riempitivo, girato con lo stampino e la solita incredibile solfa: parte con due interviste, continua con l’improbabile giornalista sfigatissima (con la borsa!) che fa un commento UNO sul traffico o sul tempo, uscendo dall’inquadratura per suscitare suspance (ma genera insulti), e poi via con altri otto contributi inutili di gente esasperata. Come possano trattenersi dal randellare chi fa loro certe domande è un mistero di Fatima. Tornati in studio, Patrizia ha due opzioni: o si collega con Giuliacci per il Meteo o (ben più eccitante) fa partire la SFILZA DINAMICA dei collegamenti.

Ci colleghiamo adesso con i nostri inviati dalle principali città italiane per vedere com’è lì la situazione. TORINO, ultimo sole anche là? Qui Torino, ultimo sole si fa per dire, ci sono le nuvole. GENOVA? Bel tempo, un po’ nuvoloso. FIRENZE? C’è freschino, ma si sta bene. ROMA: la città si sta ripopolando. PALERMO: qua c’è ancora caldo, la gente è a mare

E, per finire, parte il servizio di Irene Tarantelli da Rimini. Ora, io sono una brava persona e rispetto tutte le perversioni che non danneggino il prossimo, ma sul meteo comincio a ricredermi

  • 31
  • ago

Pensarci per tempo

Tante segnalazioni al mio ritorno dal weekend lungo. Cristian mi fa riflettere su una cosa: le edizioni del Prado hanno iniziato a pubblicizzare la collezione di “statuine del presepe”, con i pratici fascicoli buoni per appiccare il fuoco e i prezzi esorbitanti. Ebbene, le uscite saranno 69, il che significa che il presepe sarà pronto per NATALE 2005. Che angoscia

  • 31
  • ago

Mi ricorda qualcosa

Dopo il flop di Pinocchio, Benigni torna su un canovaccio che conosce bene, un po’ ruffiano e ammiccante agli USA: la prima parte del nuovo film (La Tigre e la neve) descriverà il corteggiamento tra il protagonista e Nicoletta Braschi in maniera esilarante. Nella seconda parte i due si vedranno catapultati in Iraq all’inizio del conflitto, e ovviamente ci sarà da commuoversi

  • 31
  • ago

Piccole note a margine

La maratona mi ha gasato tantissimo; avrei baciato il regista quando Baldini è entrato allo stadio, con quella carrellata che dalla figura intera è andata allargando, girando e indietreggiando (?), mostrandoci l’ingresso dell’atleta nello stadio antico stracolmo. Da un punto di vista estetico è stato il massimo, ma bellissima anche la corsa, con quella salita strappagambe mi ha ricordato le emozioni di un tappone ciclistico di montagna. Anche lo spettacolo offerto dalla telecronaca è stato notevole: Bragagna avrà tolto la parola a Monetti circa sessanta volte, i commentatori tecnici si rifiutavano di fare qualsiasi tipo di pronostico, salvo poi lanciarsi in lodi sperticate nei confronti del vincitore a 4 chilometri dalla fine, quando poteva ancora succedere di tutto. A proposito del folle che ha spintonato il brasiliano: hanno un bel dire dall’entourage azzurro che Bladini avrebbe vinto lo stesso (excusatio non petita…). E’ molto probabile (l’azzurro era davvero in forma), ma resta il fatto che non lo sapremo mai e che fosse capitato a noi avremmo recriminato PER SEMPRE

  • 31
  • ago

L’Italia chiamò, Uè!

Le Olimpiadi son finite, ma Leonardo mi scrive per segnalare una riflessione non da poco. Scusa se pubblico senza chiedere, ma condivido su tutta la linea (a questo proposito, se mi segnalate qualcosa – cosa che adoro – specificate quando non volete essere pubblicati; il che non significa che abuserò del tacito assenso, chiaramente)

Per l’ennesima volta mi capita di vedere varie premiazioni e conseguenti inni con tedesconi, norvegesi o spagnoli capitati in quel bar per caso…la solita chiaccherata tra amici mi aveva fatto piu’ volte pensare “aiuto..ma in confronto agli altri il nostro inno sembra la sigla di Domenica In…”…ed infatti..
E’ partito l’inno di Mameli ed la coppia vicino a me ha incominciato a sorridere borbottando un “pa ppparappaa pa pa pa paaaa”.
2 considerazioni:
1) A me l’inno piace cosi, in specialmodo il finale “…ITALIA CHIAMO’!” dove mi viene un groppo in gola.
2) Hanno appena premiato la 4×100 Jamaicana.Perche’ quando e’ partito l’inno mi aspettavo una chitarra di Bob Marley?
  • 31
  • ago

Grandi novità

Carlo Conti condurrà Miss Italia, Mirigliani verrà scongelato per l’ennesima volta, Giorgio Panariello sarà l’ospite d’onore. Ah già, avevo detto “grandi novità”, scusate

  • 31
  • ago

Avvistamenti

Una segnalazione che ha del sensazionale da una talpa che desidera rimanere nell’anonimato (il che è una mia illazione, in caso contrario rimedio subito). Piccolo antefatto: frequento da anni il forum off topic di html.it e ogni tanto bazzico nelle sezioni dedicate all’html e al css, dove imparo a realizzare alcune delle perversioni grafiche che vedete sparse in giro per il blog. Bene, quel forum è frequentatissimo, ovviamente: guardate un po’ qui.

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