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L’ex moglie

Più mi rendo conto di che genere di pollaio è diventato il primo pomeriggio di Canale 5 più mi vien da ridere se penso a cosa occupava un tempo l’attuale spazio di Uomini e Donne: vi ricordate di “Agenzia matrimoniale”, di e con Marta Flavi, e la partecipazione cult dell’unico pianista con l’eco, il maestro Alessandro Alessandro? Era una trasmissione senza pretese, onesta, garbata, ma penso che una cosa così soporifera ancora debbano inventarla

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Passi da gigante per la ricerca

Appena visto ad Amici. Donando un po’ di soldini all’Unicef con l’adozione di una pigotta, Secondo Chicco Cerbero Sfondrini, si può regalare per Natale ai bambini una cosa bellissima, e cioè

la vaccinazione contro MIGLIAIA di malattie diverse

Io fossi nell’Unicef cercherei di preparare meglio i miei testimonial, altrimenti finisce che a furia di sentire queste scemenze la gente non caccia più un quattrino. Sarà per paura di questi svarioni che la De Filippi se la dà a gambe e preferisce delegare quando si tratta di leggere questo genere di messaggi prima della sigla? Notasi che mentre Sfondrini arrancava e leggeva la cosa delle pigotte, il sempre opportuno allievo Michele lo interrompeva a metà per dire una cosa molto pertinente e per nulla buttata lì con lo scopo di accattivarsi le simpatie del pubblico: “vorrei salutare la madre di una bambina in fin di vita di nome Giada”

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Tanto per cambiare

Boldi-Pieraccioni-Kong, nell’ordine. Il primo weekend di programmazione nelle sale restituisce risultati avvilenti. Tra l’altro, io di tutta la pantomima promozionale messa in scena dalla coppia comica più triste del mondo non ho capito una cosa, e cioè: Massimo Boldi ha firmato con la Medusa film per 4 anni. Ciò significa che l’anno prossimo ci sarà una tavanata cinematografica natalizia in più?

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Io sarei una donna sbagliata

Davvero molte grazie alla professoressa di Blogdiscount per questa preziosa trashrecensione del cd di Loredana Lecciso

Lecciso-Esegesi
di Rebecca Tomasevskij

leccy1-thumb.gifPremetto che il mio primo contatto con questa meravigliosa hit l’ho avuta tramite cd: mi sono persa la (immagino) splendida esecuzione rigorosamente live a Buona Domenica, che mi avrebbe portato chissà quali ulteriori shock.

Cominciamo dalla confezione, un gioiellino. Loredana in posa e sguardo maliziosissimi, costumino rosa bagnato vedo-non vedo (per intenderci, sullo stile dei Capezzolo Contest) e inevitabile ammiccamento fraudolento dell’editore (settimanale Chi): TUTTO DA BALLARE. Più sotto troviamo le caratteristiche tecniche: “in due versioni, vocale e strumentale”, il che ci fa già pregustare una Lecciso a cappella con coro di voci bianche.

E invece no, ahimè: due miserrime tracce, la versione canonica e la base strumentale ad uso karaoke, l’ascolto della quale (cosa a cui ci si può facilmente convincere dopo una manciata di aspirine) mette per altro in ancora maggior evidenza le già vistosissime peculiarità della musica:
- mancanza assoluta di esecutori in carne ed ossa (Lecciso esclusa, a cui però devono aver aggiunto un buon 98% di alta ingegneria del suono e uno o due camion di sintetizzatori vocali);
- uso smodato dell’eco e del riverbero, il quale, soprattutto nei pezzi in cui la voce è raddoppiata a coretto, crea degli stranissimi effetti di incespicamento (sembra quasi che il suono sia stato sincronizzato male)(anche se, insomma, potrebbe pure essere, chissà);
- sonorità tipicamente midi da computer a schede magnetiche per bambini sotto i dieci anni (Gioca anche tu al grande gioco dell’orchestrina!), in particolare nella trombetta finale;
- uso di suoni inesistenti in natura o quantomeno sul pianeta terra, come ad esempio una specie di “sguissshhh” lontano parente della frusta di Indiana Jones (più verosimilmente: la Lecciso che insegna il sado maso al suo nuovo partner) che ogni tanto dà qualche sferzata ritmica all’insieme.

Passando al testo, ho scoperto che è stato scritto dalla Lecciso insieme ad altri tre loschi individui (non so se vi rendete conto: ci sono volute ben QUATTRO cervelli per mettere insieme il capolavoro)(oltre, ovviamente, al cervello nascosto – in tutti i sensi – del demiurgo Costanzo, e fanno cinque), uno dei quali individui, che avrà oggi un centoqualcosaanni, è un certo Gianni Belfiore, alias il Mogol storico (nientemeno!) di Julio Iglesias.
E qui si capisce il motivo di tutto ‘sto sapore e torpore latino-americano. Inoltre, è la Divina a volergli rendere omaggio fin all inizio: le prime parole del testo (“Io sarei una donna azzardata”) vengono da lei pronunciate “Jò sarai una dona asardada” in un timido tentativo di imitazione dello spagnolo.

Il testo va decisamente in pappa nella seconda strofa, dove si rende evidente la fatica di gestazione. Si sentono, in rigoroso ordine cronologico: “cherdura” (in realtà: creatura); “ke he-splode (mancanza di sillabe risolta con una maldestra dialefe) e non dura, non dura, non dura, non dura (delirio di ripetizioni finali, pensando ad Albano)”; “essi ancora” (“e se ancora”).

Infine, vorrei proporre al pubblico del Daveblog un ultimo, inquietante quesito: cos’è quella specie di urlo di terrore che si sente alla fine sulle parole “la mia vita adesso vola”?

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