- 23
- feb
Illusioni ottiche
Sibert era una foca oppure un cane?
Ecco, l’ho detto ieri fra i commenti ma stasera esibisco le prove: avete presente l’inverosimile spettacolo organizzato ieri sera a La fattoria, con Justin Mattera che canticchia “I wanna Be loved by you” sopra “Anima mia” dei Cugini di Campagna, una visione così raccapricciante da apparire superba? Questo sì che un mash, altro che Madonna & Gorillaz!
Sibert era una foca oppure un cane?
Andrea Dianetti sul nuovo arrivato, Erion
Freak segnala l’elenco delle 50 canzoni più deprimenti della storia, e io a leggere certi titoli non nego di essermi fatto più di una sghignazzata.
Ieri si parlava di una Selvaggia trascurata dalla produzione, oggi, finalmente, la puntata è tutta incentrata su di lei. Chi desiderava esplorarne i lati più ruvidi del carattere, può dirsi accontentato. Si apre con una discussione serrata con Randi Ingerman. Selvaggia le dice cosa pensa di lei, un fiume in piena senza mezzi termini: “sei abituata a circondarti di persone deboli, di cui cerchi il consenso, e sfuggi le persone forti. Diffido delle persone che all’inizio dicono “ragazzi, tutti amici, eh?”, perchè sono quelle che crollano dopo due giorni”. Randi incassa e riparte a testa bassa, livida di rabbia: “tu sei una persona acida, insensibile. Mi stai offendendo, io ho capito chi sono nella vita, tu no”. Interessanti anche le “torri” (i confessionali de La Fattoria, ndD): secondo Selvaggia in questo modo Randi cerca di gettare sugli altri lo spettro della crisi che l’attanaglia, secondo Randi Selvaggia non è una persona “calda, affettuosa come me”. Randi lascia la stanza mentre Selvaggia apparecchia, e una sua frase pronunciata a mezza voce (“Speriamo che si tolga dalle p***e”) viene captata dalla nostra, che commenta, incontrando l’approvazione generale: “e meno male che volevi fare il reality chic!”. Più tardi, dopo le nomination, Randi torna su Selvaggia, con toni più concilianti: “è tosta, è un peperino, ha tanta tanta voglia di rimanere qua”
Cercansi soluzione per arginare la sciagura della ripetizione commenti. I commentatori abituali ormai hanno imparato come si fa (si clicca UNA VOLTA SOLA e si va a fare qualcos’altro – che ne so, giardinaggio -, poi si torna ed eccotelo là, il commento, ben visibile e monomorfo), ma chi commenta per la prima volta, per colpe non sue, si incaponisce regolarmente sul pulsante invia, come se si trattasse di questioni di vita o di morte. Fino a tre io giustifico sempre (la colpa è del sovraccarico del sistema, non di chi commenta), ma da quattro in poi mi si inarca alquanto il sopracciglio. E quattro, non a caso, è la differenza tra il commentatore lurker e la carampana. Dice: scrivi qualche istruzione prima del form per i commenti. Ma a che servirebbe? Le carampane non sanno leggere
Prodi sta un po’ menando il can per l’aia, ma ne ha tutto il diritto, visto che in occasione della passata legislatura qualcuno si è tatticamente rifiutato di affrontare l’allora leader del centrosinistra per timore di legittimarlo come avversario politico. Di riffa o di raffa, però, chi ne fa le spese però siamo sempre noi trashofili impenitenti, che aspettiamo un duello arbitrato da Fede con l’intensità con cui aspettiamo i Mondiali di calcio