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- mar
Dove osano le davampane
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Mission Failed
di Sweetmisery
‘ccidentaccio, Davide, mi spiace, ma a chi vuol essere ecc., se osi chiedere un autografo allo zio Gerri, rischi l’’amputazione della mano con cui hai allungato carta e penna… e poi ci sono dei ritmi parossistici (e allo stesso tempo assolutamente variabili di giorno in giorno) e come se non bastasse io ho partecipato quasi subito, non capivo ovviamente –più nulla e solo sul metrò del ritorno ho incominciato a dare capate contro i finestrini da “occavoli, l’’autografo per daveblog, cavolo, cavolo, cavolo..” (ovviamente non dicevo “cavolo”, eh..) [nota di Davide: già solo il fatto che in una situazione del genere ti sia anche solo venuto minimamente in mente di provarci, è motivo di grande soddisfazione trash]
Però un po’ di particolari trash da “dietro le quinte” ce li ho, per esempio:
- il primo giorno, aspettando di entrare a registrare, che non è detto neppure che si entri subito, è puro esercizio amanuense: ti fanno compilare tanti di quei moduli che ti assicuri gomito del tennista, ginocchio della lavandaia (non è che le sedie si sprechino, nei camerini) e pure alluce valgo vita natural durante. Il più spassoso è quello in cui si certifica di non essere candidati alle prossime elezioni, di non appartenere a partiti politici e si assicura che non si daranno indicazioni di voto. Ché siamo in campagna elettorale, eh…
- il trucco&parrucco: e io che mi credevo che fosse un modo di dire di chi in realtà in uno studio tivvù non ci ha mai messo piede. Un po’ come quelli che attaccano gli adesivi delle mete esotiche sul lunotto posteriore senza mai esserci stati. E invece è proprio vero, che lo chiamano così.. anzi, per la precisione lo chiamano prestoprestotuttisubitoaltruccoeparrucco! E, signora mia, lo devo ammettere: è una figata clamorosa. Sto pensando di intrufolarmi lì ogni mattina: le truccatrici fanno veramente i miracoli.
- Lo studio, rispetto a come appare in tivvù, è minuscolo: otto passi da un lato all’altro, a dir molto. E sfatiamo un altro mito: quello che negli studi televisivi fa caldo. Bugia. Negli studi fa un freddo polare artico. Si favoleggia che si tratti di una forma di selezione naturale: solo l’aspirante che riesce a portare con disinvoltura la brina che gli si forma addosso potrà diventare concorrente…
- Il pubblico: pullman di signori anziani che invece di fare le gite a San Giovanni Rotondo con annessa dimostrazione di pentole, preferiscono chiudersi lì dentro. Quelli che si lamentano che stanno alle spalle di Gerri e vedono solo la sua pelata. Quelli che si lamentano perché non si possono fare le foto. Quelli che si lamentano del freddo (e li capisco). Quelli che si lamentano perché, su quattro scalinate, se ne possono usare solo due, quelle antincendio. Il tutto gestito da un classico animatore da villaggio vacanze che gli spiega tutto quanto, condendo il tutto con battute provenienti dal repertorio della prima guerra punica. Il primo giorno l’’ho schifato. Il secondo ho capito il suo dramma. Questo poveretto ripete le stesse identiche cose da cinque anni, cerca disperatamente di attaccarsi ai personaggi più pittoreschi, ma alla fine, praticamente fa il capo claque… come si sentirà la sera quando torna a casa?
