• 30
  • apr

In prova

Mentre MTV si incaponisce a mandare e rimandare le puntate italiane dell’orrendo Parental Control, l’altra sera ho assistito ad un programma meraviglioso su All Music. Recensione. C’è un tizio che fa lo stagista e viene chiamato in prova presso una ditta di sartoria maschile. La ditta avrebbe anche un nome, certamente ben noto a voi che frequentate Pitti Uomo tutti gli anni, ma io non l’ho mai sentito nella vita e infatti me lo sono già scordato. Il giovane viene ricevuto e incoraggiato dal capoccia in persona, gli viene affidato un tutor, un modello vivente per i suoi esperimenti e soprattutto un incarico di grande concetto: vestire OMAR PEDRINI. Il resto è un’ora di dubbi e interrogativi che definire ipnotici è poco: il bottone lo mettiamo qua o qua? No perchè qui crea un punto luce e distrae. E per smitizzare il completo bianco, perchè non usare delle All Stars maltrattate con la pietra pomice? Insomma, il tizio passa il tempo ad abbinare camicie e cravatte, col tutor che lo demolisce e la tensione che sale. Ogni tanto si lascia sfuggire frasi di sconforto, del tipo: “non è mica facile vestire un personaggione come Omar Pedrini”. E mentre sale il mio, di sconforto, si arriva alla naturale conclusione: lo stagista presenta i due “total look” (aaargh) al capoccia, che apporta qualche correttivo ma sostanzialmente approva; infine, incontro col Pedrini per il giudizio finale. Ma prima parliamone, di questi total look. Il primo, quello con le All stars e l’abito bianco, non l’avrei indossato nemmeno pagato; avrei salvato giusto la camicia per gli inserti a righe; il secondo, con le scarpe un po’ più eleganti e il pantalone spezzato andava già un po’ meglio. Arriva Pedrini, il personaggione: le sembianze chiariscono subito che tra lui e l’eleganza esiste almeno un anno luce. Però è gentile, e per quanto risulti molto evidente che i due total look gli fanno SCHIFO, specie il primo, si accanisce sui resti dello stagista con molto garbo. Via la camicia con gli inserti, innanzitutto, perchè lui preferisce una roba meno elegante e senza collo, magari nude look. Lo stagista, che sulla camicia aveva puntato pure la casa, opta in fretta e furia per una maglia nera che snatura tutto il suo lavoro, altro che punto luce. Pur con queste modifiche che lo fanno sembrare un bagonghi, Omar proclama che questo è un abito troppo elegante per un concerto, e che lo terrà buono per eventi tipo Sanremo o “consegna disco d’oro”.

  • 30
  • apr

Vot’Antonio

Se nel mio curriculum figurasse una trasmissione dal titolo “Fattore C“, così sorprendentemente simile ad un’altra dal titolo “Affari tuoi”, la decenza mi suggerirebbe di evitare di fare il precisino nei riguardi dei format altrui

  • 29
  • apr

La sposa perfetta

Ah, io sto dalla parte di Kate tutta la vita, sia chiaro. Lui lo odio. Piantiamola innanzitutto di dire che assomiglia a sua madre Diana: al limite assomiglia alla sua matrigna, pare un cavallo (ah beh, il padre invece). E ora che pure William ha deciso di seguire le orme di Britney Spears cancellando la sua immagine politically correct a suon di eccessi, il pensiero non può che andare a questa ragazza dai cappelli improbabili, che è riuscita a togliersi dalla bagarre prima che fosse troppo tardi. Molto più simpatico Harry the Pot (“Harry la teiera”, come lo ribattezzò la stampa scandalistica all’indomani del giorno in cui lo beccarono a fumare), uno che al momento giusto è saputo diventare un altro (cosa non si sa). Per inciso, magari sbaglio, ma se tutta quella allegra famiglia finisse sul lastrico non credo che gli inglesi si straccerebbero le vesti

  • 29
  • apr

Abolire Carabinieri

Nessuno mi toglie dalla testa che una delle differenze più profonde tra i telefilm americani e gli sbiaditi tentativi d’imitazione di questo Paese sta nel cast. Sarà il doppiaggio, sarà il contorno, ma ho sempre come l’impressione che da quella parte pure i figuranti abbiano alle spalle anni di Actor’s studio. O perlomeno, al 95% sono attori con tanto di patentino. Uno invece legge il cast di Carabinieri e gli cascano le braccia: la Chillemi? La Colombari? Walter Nudo? E Varrese, e Argentero? Stai a vedere che gl unici degni di nota sono i soliti, collaudati caratteristi: ma anche loro, ecchestrazio, stanno ovunque. “Carabinieri” comunque mette tristezza dalla a alla zeta, è tutto drammaticamente minimale: non rende proprio un gran servizio all’Arma, te li fa immaginare come quelli delle barzellette.

  • 29
  • apr

Piccole donne

Carlotta, dopo Vanessa: oro nel VOLTEGGIO! Ma da dove vengono queste qua, chi le ha inventate? Adesso un campione italiano di tennis e poi sto buono per sempre

  • 29
  • apr

Apocalipse sciò

Facile dichiararlo a posteriori, ma mentre assistevo al dialogo tra il gobbo letto da Funari ed il rappresentante straniero di un paese flagellato dal maltempo o dalla siccità, ho avuto chiara la percezione del flop senza se e senza ma. A chi può piacere una roba del genere? E attenzione, intendiamoci: i programmi di Carlo Conti fanno molto, ma molto più schifo, ma dove sta scritto che al pubblico di qualità piaccia farsi intortare per ore da un guru che parla del buco dell’ozono e delle mezze stagioni dentro uno show che trasuda di bibiballanditudine dall’inizio alla fine? Il mix del sabato sera fatto di conduttore, comico, co-conduttrice straniera, balletto, ospite cantante e riflessioni apocalittiche non solo è pretenzioso, ma sa di già visto. E’ una minestra fatta di ingredienti collaudati ma casuali. Un po’ di questo, un po’ di quello, un po’ di quell’altro: non è così che si costruisce un programma destinato a lasciare il segno. Delusione, perchè da un lato capisco che bollare questo tipo di operazioni, comunque a loro modo sopra la media, significa autorizzare il tracimare di quell’altra tv; dall’altro lato però queste operazioni ruffiane, che ammiccano alla cultura pop e mettono in scena un tale spreco di risorse e professionalità, mi indispongono. E’ come dire che l’unica alternativa intelligente alla spazzatura più becera è quella roba mortale trasmessa da RaiUno ieri sera, e se non ti piace allora ti meriti il Grande Fratello. Eh no.

  • 28
  • apr

Spigolature / 2

1) E’ morto Rostropovich: ah, perchè, era vivo? (Mi spiace comunque, eh)
2) Parla la figlia canterina di Zucchero: “Il mio vero sponsor è la mamma: è stata lei a dare la cassettina al papà”. Ah beh, c’è una differenza fondamentale
3) Tifosi contro Gigi D’Alessio: a Bergamo non lo vogliono manco gratis. Chiamali scemi. In effetti hanno perso l’occasione di ballare sulle immortali note di “Como suena il corazon”: Capitasse a voi non vi sentireste scocciati? (Le parole “Rostropovich” e “D’Alessio” nello stesso post andrebbero usate con maggiore moderazione, comunque, ne convengo)
4) Deschamps: “qualcuno alla Juve dubita di me”. Non è esatto: c’è chi dubita di te anche fuori dalla Juve.
5) Andrea del Grande Fratello: “Spero di potere fare l’inviato per un programma di approfondimento tipo Lucignolo”. L’importante nella vita è porsi dei traguardi di alto profilo
6) L’Osservatore Romano tuona contro lo spot di Funari che tira una mela in testa ad una suora. Io che ho riso scambiandola per un’infermiera che faccio, attendo la scomunica? [Errata corrige, dai commenti: Osservatorio sociale, non romano, somaro]
7) Video veneziano per una ossuta Sophie Ellis Bextor, algida e porcellanacea come sempre, MA con un tatuaggio sul deltoide che più tamarro non si può
8) Il singolo di Avril Lavigne è deludente oltre ogni misura: commerciale e spendibile quanto basta, ma decisamente un passo indietro sul piano del target. A chi si rivolge: ai tredicenni punk? E poi dai, il cuore con le tibie, ma per favore
9) Gianna Nannini presenta il suo musical “Pia dei Tolomei”, di cui ha già dato un’ampia anticipazione durante a Sanremo. Uccidendo sul nascere le speranze che qualcuno vada a vederlo. Già il titolo non ha appeal, se poi ci aggiungi quel mortorio, allora ridatemi Albano e il suo inno sovietico

  • 28
  • apr

Quindici anni, quasi sedici, è la più bella età

Le rimangono solo due gradi di giudizio: Cassazione e Porta a Porta.

  • 26
  • apr

Viva la campagna

La cura de Filippi inizia a dare i suoi frutti: gli ascolti di 123 Stalla stanno ancora sotto i tacchi, ma il programma è diventato qualcosa di così trash che i film di Pierino al confronto sono cinema d’essay. Due i momenti topici. Si comincia col cazziatone a U’Muschen, uno al quale per il solo fatto di farsi chiamare così i ceffoni dovebbero esser dati a due a due fino a farli diventare dispari. Ma U’Muschen è anche misogino, e in settimana ne ha dette di tutti i colori all’indirizzo di due vallette adibite alla pulizia della casa. Devono essere volate parole pesanti, tant’è che anche solo rievocare l’accaduto provoca una forte reazione emotiva in una delle due intellettuali, Imma. Secondo il più classico degli schemi defilippiani, mentre la ragazza si alza piangente in preda a convulsioni isteriche e conati di rabbia e scappa dallo studio con la d’Urso che finge interesse, c’è già una telecamera che l’aspetta dietro le quinte, come nei peggiori programmi di Caracas. E mentre la conduttrice inizia la sua maternale e chiede che qualcuno stia con la ragazza per fornirle un adeguato supporto psicologico, la regia stacca sulla fanciulla inerme su una specie di lettiga, che piange e singhiozza consolata dal molosso Gimmi, alias “dieci piani di morbidezza”, e cioè da quell’oscuro personaggio tutto compenetrato nella parte e spesso spacciato per buttafuori ufficiale Mediaset. Ci son sempre queste figure professionali spurie, a Canale 5, se ci fate caso: Damiano lo scaldapubblico, Schultz il microfonista e Gimmi il buttafuori. Ma comunque. La d’Urso non ammette ragioni: Muschen è una deiezione animale, un fermento stallatico vivo. Si scusa: ci ha pensato a lungo, dice, ed è giunto alla conclusione che occorre chiedere il perdono delle donne “di tutto il mondo”, così, per stare sicuri. La d’Urso è sazia, spiega che un uomo “é un uomo quando sa chiedere scusa” (ma perchè?), catechizza chiunque gli capiti a tiro e tiene la faccia trionfante di quella che ha insegnato l’educazione al prossimo. MA non aveva previsto la mamma del Muschen. Nel solco della migliore tradizione di mamme da reality, mamma Muschen prende la parola non per difendere il figlio, com’era lecito attendersi, ma per buttargli addosso un carico da cento chili. Mi vergogno di te, chiedi scusa, non ci ho dormito la notte, fai schifo, se lo sapesse tuo padre, sei un cretino e via così. Anzi no, ha detto ancora una cosa bella, in mezzo a quell’accusa da standing ovation: “ti do l’attenuante del contesto”. Eh no, questo è troppo! La d’Urso già soffriva, livida in un angolo, per quell’improvviso riflettore accesosi su quella casalinga di Caltanissetta di mamma Muschen, l’unica che a rigore dovrebbe avere voce in capitolo in merito all’educazione del piccolo concorrente primate. Figurarsi quando si vede accusato il programma: che c’è di meglio di una bella sparata populista per richiamare il riflettore su di sè? “Signora, va bene tutto, ma il contesto non c’entra: uno le cose ABOMINEVOLI dette da suo figlio le può dire ovunque”. Ciò detto, toglie la parola e il microfono a mamma Muschen con tanti saluti a papà Muschen. Fine del primo atto. Secondo atto: la sfida. Anche qui, lo schema de Filippiano è facilmente riconoscibile. Chiamatelo “123 stalla”, “Amici della latteria Soresina” oppure “Uomini e mucche”, ma sempre della stessa minestra si tratta. “Io non amo strumentalizzare la mia vita privata”. Parole e musica di Luca Dorigo, da oggi cordialmente “l’ipocrita”, che lancia la sfida ai tre contadini per dimostrare… per dimostrare che? Mica l’ho capito. Ah sì, “Per dimostrare che anche le vallette valgono”. Ah, ecco. Che caspita c’entra? Boh. Prima sfida: le flessioni. Dorigo che ne fa circa centoquarantamila, Muschen protesta, dall’alto delle sue quindici. Sono pari, secondo la giuria presieduta da Taricone. E non parliamo del momento pietoso del massimo sforzo, con l’ipocrita che fa smorfie di dolore come se dovesse reggere la volta del mondo. Seconda sfida: la corsa campestre. Qui si sfiora il sublime: Dorigo indossa canotta e calzoncini d’ordinanza, i tre sacchi di patate sono imbacuccati coi loro maglioncini di lana. Il replay è impietoso, il distacco è abissale. Su tutto e tutti la faccia da WC net di Dorigo, tronfio e impegnato nello sforzo come l’adulto che batte in volata i nipotini di sei e quattro anni. “Li hai stracciati, Luca”, starnazza la d’Urso. Ma no, ma no, “non li ho stracciati, ho solo vinto”. Ma per favore, fa pure lo splendido! Terza prova: spaccare i ceppi con l’accetta. Vince Bastiano, e tanto mi basta: il bene ha sconfitto il male un’altra volta. Proprio quando ti aspetti che spunti Amalia per la sfida con l’uncinetto, capisci che troppe emozioni in una sera sono troppe per il tuo giovane cuore.

  • 26
  • apr

Dopo l’occhio di Cesara

Non l’ho visto in prima persona, ma Andrea mi ha detto che da qualche tempo Corrado Augias va in onda in versione pirata Le Chuck. Mi ha pure mandato la foto, che io sulle prime ho giudicato un fotomontaggio riuscito male. E invece no: si moltiplicano le testimonianze di chi dice di aver saltato la cena dopo l’incredibile e imprevista apparizione di Capitan Uncino su RaiTre. Anche qui, si resta in attesa di rassicurazioni. Se poi anche Cesara Bonamici volesse fare un fischio, quando è libera tra un comizio e l’altro

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