La cura de Filippi inizia a dare i suoi frutti: gli ascolti di 123 Stalla stanno ancora sotto i tacchi, ma il programma è diventato qualcosa di così trash che i film di Pierino al confronto sono cinema d’essay. Due i momenti topici. Si comincia col cazziatone a U’Muschen, uno al quale per il solo fatto di farsi chiamare così i ceffoni dovebbero esser dati a due a due fino a farli diventare dispari. Ma U’Muschen è anche misogino, e in settimana ne ha dette di tutti i colori all’indirizzo di due vallette adibite alla pulizia della casa. Devono essere volate parole pesanti, tant’è che anche solo rievocare l’accaduto provoca una forte reazione emotiva in una delle due intellettuali, Imma. Secondo il più classico degli schemi defilippiani, mentre la ragazza si alza piangente in preda a convulsioni isteriche e conati di rabbia e scappa dallo studio con la d’Urso che finge interesse, c’è già una telecamera che l’aspetta dietro le quinte, come nei peggiori programmi di Caracas. E mentre la conduttrice inizia la sua maternale e chiede che qualcuno stia con la ragazza per fornirle un adeguato supporto psicologico, la regia stacca sulla fanciulla inerme su una specie di lettiga, che piange e singhiozza consolata dal molosso Gimmi, alias “dieci piani di morbidezza”, e cioè da quell’oscuro personaggio tutto compenetrato nella parte e spesso spacciato per buttafuori ufficiale Mediaset. Ci son sempre queste figure professionali spurie, a Canale 5, se ci fate caso: Damiano lo scaldapubblico, Schultz il microfonista e Gimmi il buttafuori. Ma comunque. La d’Urso non ammette ragioni: Muschen è una deiezione animale, un fermento stallatico vivo. Si scusa: ci ha pensato a lungo, dice, ed è giunto alla conclusione che occorre chiedere il perdono delle donne “di tutto il mondo”, così, per stare sicuri. La d’Urso è sazia, spiega che un uomo “é un uomo quando sa chiedere scusa” (ma perchè?), catechizza chiunque gli capiti a tiro e tiene la faccia trionfante di quella che ha insegnato l’educazione al prossimo. MA non aveva previsto la mamma del Muschen. Nel solco della migliore tradizione di mamme da reality, mamma Muschen prende la parola non per difendere il figlio, com’era lecito attendersi, ma per buttargli addosso un carico da cento chili. Mi vergogno di te, chiedi scusa, non ci ho dormito la notte, fai schifo, se lo sapesse tuo padre, sei un cretino e via così. Anzi no, ha detto ancora una cosa bella, in mezzo a quell’accusa da standing ovation: “ti do l’attenuante del contesto”. Eh no, questo è troppo! La d’Urso già soffriva, livida in un angolo, per quell’improvviso riflettore accesosi su quella casalinga di Caltanissetta di mamma Muschen, l’unica che a rigore dovrebbe avere voce in capitolo in merito all’educazione del piccolo concorrente primate. Figurarsi quando si vede accusato il programma: che c’è di meglio di una bella sparata populista per richiamare il riflettore su di sè? “Signora, va bene tutto, ma il contesto non c’entra: uno le cose ABOMINEVOLI dette da suo figlio le può dire ovunque”. Ciò detto, toglie la parola e il microfono a mamma Muschen con tanti saluti a papà Muschen. Fine del primo atto. Secondo atto: la sfida. Anche qui, lo schema de Filippiano è facilmente riconoscibile. Chiamatelo “123 stalla”, “Amici della latteria Soresina” oppure “Uomini e mucche”, ma sempre della stessa minestra si tratta. “Io non amo strumentalizzare la mia vita privata”. Parole e musica di Luca Dorigo, da oggi cordialmente “l’ipocrita”, che lancia la sfida ai tre contadini per dimostrare… per dimostrare che? Mica l’ho capito. Ah sì, “Per dimostrare che anche le vallette valgono”. Ah, ecco. Che caspita c’entra? Boh. Prima sfida: le flessioni. Dorigo che ne fa circa centoquarantamila, Muschen protesta, dall’alto delle sue quindici. Sono pari, secondo la giuria presieduta da Taricone. E non parliamo del momento pietoso del massimo sforzo, con l’ipocrita che fa smorfie di dolore come se dovesse reggere la volta del mondo. Seconda sfida: la corsa campestre. Qui si sfiora il sublime: Dorigo indossa canotta e calzoncini d’ordinanza, i tre sacchi di patate sono imbacuccati coi loro maglioncini di lana. Il replay è impietoso, il distacco è abissale. Su tutto e tutti la faccia da WC net di Dorigo, tronfio e impegnato nello sforzo come l’adulto che batte in volata i nipotini di sei e quattro anni. “Li hai stracciati, Luca”, starnazza la d’Urso. Ma no, ma no, “non li ho stracciati, ho solo vinto”. Ma per favore, fa pure lo splendido! Terza prova: spaccare i ceppi con l’accetta. Vince Bastiano, e tanto mi basta: il bene ha sconfitto il male un’altra volta. Proprio quando ti aspetti che spunti Amalia per la sfida con l’uncinetto, capisci che troppe emozioni in una sera sono troppe per il tuo giovane cuore.