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Comunque, per la cronaca
Il telefono cellulare si può lasciare alle guardie all’entrata dell’ambasciata. Funziona così (che non si dica che questo non è un blog di pubblica utilità ). Tu arrivi al primo sbarramento dove c’è una guardia con un elenco di nomi. Se sei tra quelli, passi. Io avevo prenotato quindi nessun problema (se non fosse che il mio appuntamento precedente era stato annullato tramite comoda chiamata al cellulare alle 7 del mattino, quando io tra l’altro ero già a Roma, per cui potete immaginare che gioia). Poi lasci il telefonino e le varie ed eventuali, ti controllano due volte il passaporto ed entri. Io immaginavo che l’intervista col console fosse una cosa rilassata, in uno studio con le bandiere americane e la foto di Obama, e invece si svolge tutto allo sportello, come un’operazione bancaria, ma il clima è cordiale. Ad un primo sportello lasci tutti gli incartamenti (che hai trasportato con una carriola) e ti metti in coda per l’intervista. Poi ti chiama il console e ti pone domande del tipo: “QUALE E’ IL TUO MOTIVO PER VIAGGARE?”, “CHI PAGA?” (così, testualmente, e parlando fortissimo). La cosa bella è che il concetto di privacy è totalmente sconosciuto, per cui mentre sei in attesa se ne sentono di tutti i colori. Tipo il tipo che voleva il visto per andare a trovare la figlia, ma il console era irremovibile perchè l’ultima volta lui era rimasto negli USA due giorni di più del dovuto, e allora ti attacchi al tram, e lui se ne è andato quasi piangendo con la coda tra le gambe dicendo che non avrebbe potuto vedere la figlia, e a me il cuore si è strizzato come una pallina antistress. Solo che poi ho pensato: il console fa il suo lavoro, metti che questo abbia tutt’altro tipo di intenzioni? Se esistono le regole, non esistono le eccezioni. Lì lo spirito del cronista trash ha preso il sopravvento, e di fronte a quella scena forse pietosa e forse no ho pensato quanto potesse essere assurdo che uno dovesse mettere in piazza i fatti suoi davanti a tutta quella gente e magari qualche blogger che poi lo va a raccontare. Ad ogni modo, visto che alcuni faranno due più due e che ormai si tratta del segreto di Pulcinella, vi volevo informare che a Gennaio (non so quando) partirò per gli Stati Uniti, dove rimarrò un bel po’. Il blog naturalmente viene con me, e anzi mi servirà come valvola di sfogo per non impazzire durante i primi mesi di ambientamento, per cui non cambierà molto se non la presenza di post in orari improbabili e meno contenuti legati al mondo della televisione italiana, che ovviamente non potrò seguire. In compenso credo che affronterò tante e tali avversità quotidiane che il lato ludico e fantozziano di queste pagine ne guadagnerà .