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A metà dell’opera
Il corriere oggi mi ha recapitato il passaporto col visto per gli Stati Uniti. Alla fine della fiera è stato semplice: volevano un chilo e mezzo di carte, le hanno avute e tutto è andato come doveva andare. Ben più difficile, lo sento, sarà sbrigare tutte le scocciature pendenti con la mia Università. Ma questo è nulla rispetto alle difficoltà concettuali, logistiche e psicofisiche che mi procurerà la necessità di organizzare il trasloco. Il mio cassettone dei ricordi trash, per dire, devo lasciarlo per forza qui? E il lettore dvd rotto che non ho mai aggiustato ma continuo a tenere, come qualsiasi altra cosa che si sfascia a casa mia (comprese le penne che non scrivono), perchè credo molto nella fatina che ripara le cose?
Questa stagione di Desperate Housewives è qualcosa di incredibile. Al termine della prima puntata ho avuto la sensazione di essere arrivato al capolinea: uno un telefilm lo guarda per rilassarsi, non per angosciarsi dal primo all’ultimo minuto. Adesso sto seguendo il secondo episodio, che è semplicemente esilarante, e all’improvviso mi è tutto chiaro: in Desperate Housewives c’è un filone giallo, che non mi dice niente, un filone umoristico, che è sottile ma travolgente, e un filone drammatico, che è subdolo e sa sempre come toccare le corde dei sentimenti e lasciarmi senza parole. Ho ancora negli occhi la scena di qualche puntata fa in cui Lynette spiega al marito le ragioni per le quali ha deciso di dare la caccia all’opossum che le devasta il giardino. Solo che mentre si infervora, e spiega le ragioni che la oppongono a quel male che è entrato nella sua vita per distruggerla dal di dentro, capisci che non è l’opossum che la fa piangere. Ecco, l’idea che per mezzo di un paradosso grottesco si possa rappresentare in una maniera così incredibilmente realistica il dolore privato e la dignità irriferibile di una vita in cui il cancro è entrato senza bussare, è una cosa che mi lascia di sale, e mi fa togliere tanto di cappello di fronte a sceneggiature che la nostra fiction non sarà mai in grado di produrre