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- feb
Habemus car
Il primo tentativo l’ho fatto dal rivenditore più “in” della città. Commessi gentili, tutti in divisa, un posto che fa attenzione alle apparenze, e che ti dà la sensazione di essere un cliente, e non un pollo da spennare. Mi chiedono che caratteristiche deve avere la mia macchina ideale e io gliele snocciolo sul piatto: “non troppo costosa ma sicura”. Che è un concetto apparentemente semplice ma tendente all’ossimoro, da queste parti. Se compri un catorcio paghi poco e se sei particolarmente fortunato non muori in autostrada, ma non lo rivendi manco a due centesimi e probabilmente dovrai spendere molti soldi per ripararlo. Se compri una macchina costosa la rivenderai “quasi” sicuramente, recuperando parte del budget e verosimilmente non rimarrai a piedi. Se come me non vuoi un catorcio ma non vuoi nemmeno spendere troppo, comunque vada andrà da schifo. E così, una volta appurato che il modello più scadente costava 7000 dollari, ho chiesto di andare al bagno e sono fuggito dalla porta di servizio (che è un modo avventuroso per dire “ciao ciao”). Da quell’esperienza tutto sommato dignitosa sono passati tre o quattro giorni, durante i quali ho imboccato una spirale perversa che mi ha portato a trattare con figuri che più loschi non si può, capendo la metà di quello che dicevano, e viceversa. L’epilogo finalmente si è consumato ieri pomeriggio. Son tornato dai tizi della Chevrolet Malibu che costava 6000 dollari più tasse, l’ho provata in lungo e in largo, e ho iniziato una trattativa angosciante. Angosciante perchè per quanto la mia intenzione di pagare 6000 dollari tasse comprese fosse cristallina e semplice da tradurre, quei due simpaticoni parlavano l’americano più stretto che ho sentito da quando sono in Florida. La sensazione della fregatura sempre in agguato non era mitigata dall’offerta di una garanzia per tre mesi, nè il colloquio col superdirettore megagalattico (vestito di nero, con catenone d’oro e sobrio anello da mezzo chilo) mi ha rassicurato particolarmente. Il tizio però sembrava più ragionevole, e alla fine ci siamo messi d’accordo, non foss’altro perchè in segno di buona volontà ho fatto spallucce di fronte alla solita simpatica gag “italiano = mafia”. “Del resto”, ha chiosato alla fine, “se tu fossi un mafioso avresti pagato senza discutere, e invece stiamo contrattando da ore, quindi non lo sei”. Ah beh, grazie della notizia. E così, sono il fortunato possessore di una macchina con il freno a mano dove non immaginereste mai, tutta piena di gadget elettronici, che va come un elicottero ma che domani – malfidato – porterò dal mio meccanico di fiducia (cioè un meccanico qualsiasi).