• 31
  • mar

Che show

Non riesco a definire ciò che sta accadendo a X Factor in questo momento, con tutti i concorrenti che cantano unplugged. Il prossimo che contrappone queste atmosfere con quelle di Amici lo diseredo. Lucio Fabbri è un musicista clamoroso

  • 31
  • mar

Buongiorno tristezza

La querelle Disneyworld vs Universal Studios alla fine si è risolta con un clamoroso “nessuno dei due“. Nell’unico giorno semilibero ancora pioggia (devo trovarlo quello del mio entourage che porta sfiga. Io ovviamente no). Il viaggio nella capitale del divertimento quindi si è ridotto a un’ora di piscina in albergo (anche se non ero mai stato in una river-pool e devo dire che è un’esperienza che merita)

  • 27
  • mar

Aspettavo questo momento da secoli

Mi dispiace oscurare la sontuosa impresa di cui sotto con un post di servizio, ma prometto che non occuperò molto spazio. Da domani sono in trasferta a d Orlando fino a – mmm – mercoledì. Siccome FORSE avrò un giorno libero da dedicare alla cultura, mi serve sapere da chi c’è stato quale parco Disneyworld devo visitare o se è meglio partire dagli Universal Studios

  • 27
  • mar

Ecco dov’era finito

All’occorrenza, il prode trashcronista sa rispolverare l’antica arte del procacciatore di trashfeticci. Grazie Andrew (anche per aver fatto l’upload dei trashfeticci, che è una cosa che mi solleva non sai quanto).

***

Caro Dave,
Ho finalmente dato risposta ad un annoso quesito: a che diavolo mi è servito fare la Bocconi?
Quello
che è successo ieri rientra decisamente nella top3 dei buoni motivi per
essermi laureato lì, dopo l’aver fatto 6 mesi di erasmus a Londra e
aver potuto conoscere, per poi immediatamente rifuggire a gambe levate,
alcuni patinati ambienti milanesi.
Un’amica ancora studentessa
(nonché accanita lettrice del daveblog, ciao LaGi, ti saluto, ti voglio
bene, ecco!) mi ha segnalato un incontro blindato tra gli alunni del
corso di economia per la cultura e la comunicazione e tutti i
protagonisti di X-Factor, talmente blindato che mi sono imbucato
anch’io, per dire.
Presenti i 3 giudici, più Facchinetti, nonché il
mio modello di vita ovvero Giorgio Gori, a cui, oltre che aver
sganciato il CV che sai mai, ho chiesto delucidazioni in merito allo
spostamento della finale su Rai1, deducendo che la pensa esattamente
come me: che è un po’ una vaccata, che’ con tutto il tempo che ci hanno
messo a fare imparare a Francesco lo slogan “La musica batte sul 2â€,
dandogli pure un’ora di ripetizioni extra al sabato pomeriggio per di
farglielo entrare in testa, spiazzarlo così proprio sul finale è una
gran cattiveria.

E c’erano pure i cantanti, la cui classifica di
gradimento delle bocconiane ormonose stilata tramite applausometro è
all’incirca la seguente: Bastardi, Jury, Noemi.
Che poi sono un po’ anche i miei preferiti, e i beniamini di tutto il daveblog, no? …No?!
E
non lo dico solo perché ho strappato loro 3 trash-feticci ad-hoc, no.
Perché ognuno di loro è obiettivamente e innegabilmente il
mio/nostro/vostro preferito, e speriamo che non si parlino o non
corrano a leggere il blog (se.. lallero!) che se no si accorgono che ho
raccontato a tutti la stessa farloccata.

Ma visto che qua si fa
del reportage nudo e crudo, che non guarda in faccia a nessuno, svelerò
particolari ficcanti: Noemi non sapeva come si scrivesse “trash†(ma la
dedica
l’ha fatta sua sponte, ed è simpaticissima), Jury non capiva
esattamente cosa dovesse scrivere nonostante avessi appositamente
segnato come bigino a margine del foglio  d a v e b l o g  per evitare
errori di spelling (ma è simpaticissimo), e Federico dei Bastardi è
simpaticissimo. Tutti simpaticissimi, quelli che mi hanno filato.

Ecco,
se stasera nella striscia quotidiana si vede un pazzo che nell’aula
magna dell’università si aggira con una cartelletta brandizzata
X-Factor a carpire autografi.. oui, c’est moi.
Se invece si vede
uno antipaticissimo che col tono di una vecchia zitella fa partire un
applauso per Amici proclamando con fierezza che lui per avere successo
metterebbe anche tuta e scaldamuscoli, è Daniele.
..anche no, Daniele con i pantajazz, anche no.

Alla prossima
Andrew

  • 25
  • mar

Cos’era il talento

“No more tears”, discretamente interpretata da Serena e Daniele ieri a X Factor è un classicissimo del trash, nel senso che non saprei come definire altrimenti il fatto che ogni due per tre ce la propinano cantata in versione più o meno pescivendola (con tutto il rispetto) dai duetti più improbabili. Breve Youtubistoria, dopodichè si passi alle votazioni:
1) Marzia e Maria Teresa
2) Giulia e Lidia*
3) Irene e Giorgia
4) Roberta e Cassandra
5) Silvia e Samantha

*Ricordardatevi di Giulia Ottonello, la prossima volta che sentite la voglia di dire che Alessandra Amoroso canta divinamente

  • 23
  • mar

E venne il giorno

Se c’è una cosa che mi ero categoricamente promesso di non fare nella mia vita, quella cosa è andare a mangiare in un ristorante italiano in terra straniera. Tuttavia, è da mettere in conto che i miei etnici compagni di avventura, quando si decide di andare a mangiare in qualche “posto strano”, votino compatti per il ristorante italiano. Come dare loro torto (disse con malcelato senso patrio)? E così, facciamoli contenti, almeno potrò fare il figo della situazione e dare consigli su cosa è buono e cosa no. Sì, se il menù del ristorante contenesse il riferimento ad almeno un piatto italiano potrei fare il figo della situazione, effettivamente. Ma di fronte alle “penne con le cozze” cosa vuoi dire? E’ quello il punto in cui ho capito che esisteva una priorità da mettere davanti alla ricerca della fighettitudine a tutti i costi: che caspita avrei ordinato io? Un primo, ovviamente, ma quale, tolte le penne con le cozze che non voglio prendere nemmeno in considerazione finchè campo (con le cozze al massimo ci vanno gli spaghetti, punto)? E’ lì che l’occhio mi cade fatalmente su un piatto di cui sconoscevo l’esistenza, prima di apprendere su questo blog che “Le fettuccine di Alfredo” rappresentano la massima espressione di italianità negli Stati Uniti dopo la pizza (e la mafia, ovviamente). E in effetti i supermercati sono pieni di preparati per Fettuccine di Alfredo e pure nel menù del ristorante questo piatto godeva di particolari onori. E’ proprio pensando alla necessità di raccontare al mondo questa esperienza che ho optato per l’estremo sacrificio: “Vorrei delle fettuccine di Alfredo”. “What?”. Perchè qui se dici “I would like some FETTUCCINE ALFREDO” non ti capiscono, devi dire “I would like some fetucini aulfreudou”. Cioè, devi parlare come un deficiente anche se conosci l’esatta pronuncia. E così, una volta chiarito il mio desiderio, inizia il drammatico teatrino. “Col pollo?”. Ora, io ho un certo spirito di adattamento e difficilmente mi faccio prendere dal panico di fronte all’imprevisto, ma un cameriere che ti chiede se vuoi il pollo con la pasta onestamente metterebbe in crisi chiunque. Non me! Perchè avevo già avuto modo di appurare che mettere il pollo nella pasta qua rappresenta il non plus ultra. Qua considerano delizioso un piatto che si chiama “Chicken parmisan“, o giù di lì, che altro non è se non un piatto di spaghetti al sugo servito su di una cotoletta di pollo gigante. Cioè, tu finisci la pasta con gli occhi fuori dalle orbite (perchè le porzioni sono una cosa allucinante) e ti tocca cominciare con quella cotoletta spessa 5 centimetri. Praticamente odori di sugo e di pollo anche dopo 10 docce. Quindi capite bene con quanto cortese fermezza alla domanda “Con pollo?” io possa aver risposto “NO! NOO! NOOO!” cominciando a battere la testa contro il muro per stressare meglio il concetto. Lì però il cameriere, per niente turbato, ha posto la seconda domanda, quella che mi ha messo veramente in crisi: “ok, quale insalata?”. “No salad, thank you”. E lui stava là, immobile, con quell’aria compassionevole, come se stesse di fronte ad un perfetto imbecille che non sapeva che con la pasta bisogna ordinare per forza un’insalata. E ovviamente, nel tentativo di spiegartelo parlava sempre più veloce, una roba che Eminem in confronto canta delle ballate. E io, nel tentativo illogico di spiegargli che io ero la massima espressione del rigore culinario italiano in quel ristorante, ho dimenticato di colpo tutto il mio inglese e ho cominciato ad esprimermi a gesti e suoni gutturali: “GH… mmm UGA HUGA, salad? Uh? (cenno con la testa)”. E lui, inflessibile, “sì”. Insomma, dovevo prendere per forza un’insalata. Temendo per il mio visto sul passaporto (che qui non si sa mai) ho deciso di assecondarlo. “Vorrei un’insalata mista”. “No, devi scegliere un dressing, non un insalata”. Boh, non lo so: so solo che di fronte alla necessità di scegliere un contorno per le fettuccine il mio cervello è andato in cortocircuito. Non sapevo proprio come uscirne. L’unica risposta che mi veniva in mente era “portane una che vuoi tu e finiamola con questa pagliacciata”. Alla fine, ripresomi dallo stato di stordimento, ho capito che l’insalata era uguale per tutti e che ciò che dovevo scegliere era la salsina di accompagnamento. Anche qui mezz’ora per decidere e scegliere, ovviamente, la più orrida tra tutte. Infine eccole, le fettuccine Alfredo con insalata. Te le servono in un piatto a metà tra un piatto fondo e un piatto piano, con due filoncini di pane comodamente adagiati sopra. Ma che caspita c’entra il pane sulla pasta, dico io! E’ pasta, dannazione, pasta e basta! Niente pollo, niente insalata, niente pane, p-a-s-t-a, lo volete capire che a noi va bene così? Quanto ad Alfredo, vorrei conoscerlo. Questo ha spacciato per invenzione originale una salsa che in Italia, molto prosaicamente, chiamiamo PANNA.

  • 21
  • mar

Scopri le 10 differenze

L’era glaciale differisce da Le invasioni barbariche perchè:
1) ci sono solo interviste
2) la distanza tra la conduttrice e l’intervistato è minore
3) la lunghezza delle interviste è variabile
4) Daria suda di più
5) Si chiama L’era glaciale e non Le invasioni barbariche
Insomma, pochi cambiamenti, ma in meglio (e la prossima volta evitiamo il viola, che non porterà sfiga ma lascia segni imbarazzanti)

P.S. In un’intervista centrata sulla volontà di ribadire la sua eterosessualità, Roberto Bolle ha appena confessato che da piccolo ballare Cicale di Heather Parisi era “un must”

  • 20
  • mar

Solo per lettori affezionati

Quando un commento rischia di diventare il manifesto di una generazione, lo capisci immediatamente:

A questo punto io avrei fatto come Mirko Petrillo nell’edizione 2002/2003.
Mitico e mai dimenticato Mirko Petrillo…
si alzò in piedi e disse “Maria!!! Maria!!! posso dire la mia?” e Maria: “Si, certo…”.
Mirko Petrillo: “Ecco io sono qui. Canto, ballo, recito, imito, cito e all’occorrenza improvviso… “…
Silenzio in sala: Maria “… e quindi?”.
Mirko Petrillo: “… no… volevo dire… siccome non mi ci ritrovo in questo casino, io ho preso un biglietto per Hollywood… ora io saluto tutti e me ne vado… forse con le qualità appena elencatevi, merito qualcosa di più”.
Ebbene ragazzi. Mirko Petrillo lasciò lo studio (studio ammutolito) e ora è un grandissimo attore a Hollywood… tutti lo cercano e persino Robert De Niro un giorno disse ad un giornalista…
“Un mio possibile erede? non ho dubbi: Mirko Petrillo!!!”.

Mirko Petrillo si iscrive a pieno diritto nella nostra categoria di eroi personali, subito dopo Garibaldi, Jeansy, Gisella e la Mitica Cecce e Wadowice, la finta polacca

  • 18
  • mar

Dov’eravamo rimasti

Anche delle olive non c’è grossa traccia, al supermercato, a parte quelle ripiene da aperitivo che ti vendono in comode betoniere da 500 chilogrammi (e io l’ho comprata subito, ovviamente).
La mensa dell’ospedale è una cosa che non finisce più, e nel complesso non sarebbe pure male, se riuscissi a superare la diffidenza per alcune cose dal nome impronunciabile. Ci sono diversi angoli con cucine a tema che cambiano ogni giorno, e altri fissi. L’angolo della pizza c’è sempre, e per quanto quella non sia pizza come la intendiamo noi, non pareva malaccio l’unica volta che l’ho assaggiata. Il resto sono dei cosi minuscoli che costano un occhio della testa e si ostinano a chiamare calzoni (ahaha, ma mi facci il piacere, mi facci). L’altro angolo fisso è quello del piatto nazionale: l’hamburger e patatine. Che in ospedale è veramente una provocazione (comunque è buonissimo, non c’è niente da fare e ogni resistenza è inutile). L’angolo della cucina tradizionale è il più commestibile, secondo i miei gusti, e offre un buon repertorio di contorni (dice il saggio: non esistendo la pasta – perchè quella che ho visto oggi con il sugo a parte NON era pasta – non ti rimane che strafogarti di purè e carote lesse). L’angolo che fa cibo cinese e messicano a giorni alterni è una roba inquietante a cui non mi sono mai avvicinato, malgrado la mia predilezione per l’agropiccante, perchè rischierei veramente di non arrivare al giorno dopo. Poi c’è la via delle insalate, in cui costruisci la tua insalata mischiando cose allucinanti, aggiungendo condimenti pestilenziali e accorgendoti alla fine, dopo aver presentato alla cassa il tuo contenitore da diciotto chili ben pressati, che si paga a peso. Il mio refugium peccatorum preferito comunque è l’angolo delle zuppe, fiore all’occhiello della mensa ospedaliera, in cui ogni giorno trovi un piatto diverso (e da quando sono qui ne avrò sperimentate una ventina, tutte inedite).

  • 15
  • mar

I cetriolini fosforescenti non valgono

Qualcuno dica a Cristoforo Colombo che quella volta si è scordato di importare i sottaceti

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