• 29
  • apr

Una lotteria

Beh, sì, alla fine la patente me l’ha data (avrei mai trovato da qualche parte l’umore per scrivere un post così lungo, in caso contrario?). Ma non c’è tempo per gioire: il responso del meccanico è stato perentorio. Quando questa mattina ho chiesto un “controllo generale” della macchina puntualizzando che non doveva essere fatta alcuna riparazione, poichè l’auto è in garanzia, l’intenzione era quella di acquisire in anticipo elementi utili a smontare la prevedibile tesi difensiva del car dealer. Eppure dovrei sapere che più controlli si fanno, più è facile trovare la magagna, e infatti il meccanico (un tipo apparentemente onesto e professionale) mi ha presentato un listino piuttosto lungo, tra cui spiccano
1) la causa del rumore inquietante, attribuibile a non ho capito quale parte del sistema frenante, causa contatto metallo-metallo: 350 dollari
2) un leaking di cui non mi ero mai accorto: 250 dollari
3) varie ed eventuali, fondamentalmente estetiche: 400 dollari
Un rapido controllo della garanzia ha chiarito definitivamente che nessuno di questi danni è coperto (e figuriamoci). Morale della favola: domani sgancerò 500 dollari per i punti 1 e 2 e ringrazierò pure il cielo per lo sconticino e soprattutto per non essermi sfracellato in autostrada (o per non essere entrato nel novero delle miriade di macchine in panne che si vedono regolarmente ai lati delle strade). Di qui l’insegnamento di oggi per gli aspiranti viaggiatori: se devi comprare una macchina usata, comprane una che costa più di 10000 dollari. E’ meno probabile che si rompa e alla fine la rivendi quasi per certo. Se spendi meno di 6000 dollari, preparati a spendere qualcos’altro per un guasto meccanico quasi certo, o più di uno.

  • 28
  • apr

L’esame della patente

Una cosa di cui ancora una volta voglio dare atto a questo strambo Paese, è che la burocrazia non esiste. Questo è un posto, cioè, dove se venerdì scopri che devi fare la patente, lunedì potresti già trovarti con il tuo documento tra le mani.
Riassunto delle puntate precedenti: nella settimana delle sciagure, il nostro eroe si trova alle prese con due imprevisti:
1) il G8 stabilisce che la patente internazionale fatta in Italia non vale un tubo
2) la Chevrolet Malibu del 2005 inizia ad emettere rumori apocalittici dall’avantreno, riferibili a verosimile disfunzione del giunto cardanico.
C’è un terzo elemento che però è sfuggito persino ai più acuti, e cioè il fatto che la combinazione di queste due disgrazie può avere un effetto anche peggiore delle due disgrazie prese singolarmente, specialmente se l’esame si fa lunedì con la tua macchina e l’appuntamento dal meccanico è fissato per martedì.
La sensazione che appena messo piede in macchina l’istruttore mi avrebbe cacciato a pedate fuori dalla circoscrizione, per via di quel rumore infernale, era appena mitigata dalla consapevolezza che io all’esame pratico non sarei mai arrivato per via dei quiz. Tutti dicono che un giorno per studiare i quiz americani è sufficiente, e a conti fatti lo dico anche io, ma ciò che rimane di quel libro dopo la prima lettura è una scena da far west coi covoni di paglia che rotolano. Per accentuare la sensazione di vuoto, la quarta di copertina contiene una pagina di potenziali domande, tutte di una difficoltà impobabile, che ti mettono di frotte al fatto compiuto che le cose che hai saltato erano fondamentali, e quelle che hai studiato non servono a niente. Quindi ricominci da capo, questa volta con particolare attenzione all’importo della multa se ti beccano ubriaco e a quello dell’assicurazione se fai un incidente, senza dimenticare la distanza tra paracarri, rigorosamente in “feet“, perchè qui quella grande e ispirata invenzione chiamata sistema metrico decimale non ha mai attecchito e ci si ostina a misurare la quantità di acqua per il purè in tazze e il peso dei doughnouts in libbre. Bene, alla seconda lettura il libro comincia a darti un fastidio praticamente fisico e finisce che ti addormenti così, ebbro di succo di frutta, sognando il mitico segnale di “attenzione alle antilopi”. L’indomani ti svegli con la sensazione della catastrofe imminente e vai incontro al tuo destino, guidando la tua carretta più rumorosa che mai.
L’ufficio della patente è piccolo ma dinamico. La solita cinquantina di personaggi inquietanti che staziona in qualsiasi ufficio siede disciplinatamente su di una serie di sedioline davanti alla reception e attende il suo turno. Tempo totale dell’attesa? Trenta secondi, perchè avevo fatto  la prenotazione online. Questi uffici mettono in atto sistemi sensazionali per smaltire le code (io avevo già tutta la documentazione compilata, e avevo pure scelto il giorno, l’ora e il momento della prova pratica) ma il 95% delle persone non li usa o non li sa usare. Vanno là ad aspettare per ore, e se ne infischiano del primo cippirimerlo italiano che per il solo merito di aver saputo usare il suo pollice opponibile passa in testa e saluta tutti. Il resto sono un po’ di rapide formalità (provare la residenza, fare le foto, mostrare il passaporto e via dicendo) e l’esame della vista. Poi i quiz: 20 di regole della strada e 20 di segnali. Parto con le prime, dotato di pratico touch screen. Ne sbaglio due, e passo la prima parte dell’esame, quella che consideravo più difficile. E invece le domande non erano così tremende, a parte quella sulla precedenza da dare all’autobus che mi avevano preannunciato essere particolarmente insidiosa. Eppure il concetto è facile: se passa l’autobus (che è esattamente l’autobus dei Simpson) tu devi fermarti, ovunque tu sia, e far salire i bambini da destra, da sinistra, da sopra e da sotto, TRANNE quando vieni dal senso opposto e c’è un muro di separazione. Ecco, un muro, non uno step. E vabbè. La parte dei segnali è stata mozzafiato, perchè quando pensavo che ormai fosse fatta, son riuscito a sbagliare una tripletta tra la 9 e la 11. L’effetto panico mi ha dato la concentrazione necessaria per ritrovare il bandolo della matassa e portare a casa il risultato. Ma il bello doveva ancora venire. L’esaminatrice per la prova pratica era una simpatica signora rubiconda, che ha passato i primi cinque minuti di conversazione a cercare di mettermi a mio agio con un fare che definire amabile è poco. Quando poi per forza di cose il gioco delle parti ha richiesto che io mi trasformassi da amico di penna ad esaminando, il tono è diventato vagamente inquisitorio. Parte prima, verifica delle condizioni  della macchina, lei fuori e io dentro: metto la cintura, sorrido alla vita, aggiusto gli specchietti, sorrido ancora, provo le frecce, provo le luci, provo il freno, senza accendere il motore (meno male).
Poi l’esaminatrice sale in macchina e si ribalta indietro, come ampiamente previsto a causa della rottura della leva del sedile di cui si è già parlato. Io dico che trattandosi di una macchina usata sono cose che succedono, sa com’è, e lei ribatte che anche sua sorella aveva una Malibu del 1999, e che sono ottime macchine. Eh, come no, aspetta che accenda il motore.
Si parte. Gioco d’anticipo e spiego che “Being honest“, sentirà un leggero rumorino venire dal cofano motore, ma niente di eccezionale, perchè la macchina funziona perfettamente. Un  boato assordante mi provoca la carie simultanea di quattro molari, e si va. La prova si svolge in una pista minuscola che sembra quella dei go cart. Lei, serissima, introduce tutte le sue richieste con un solenne “Adesso voglio che tu faccia questo”. Mi aspetto che da un momento all’altro mi chieda di abbaiare. Poi, dopo avermi chiesto la performance tipo test dell’alce, conclude con un “hai domande da farmi?” che suona come “ingrana la marcia e niente sconti”. Superato il test del “parcheggio tra i coni” tutto fila liscio, compresa “l’inversione a tre punti” fino alla prova finale: la frenata brusca. La macchina fino a quel momento aveva semplicemente borbottato come sempre, e quasi si può dire che c’avevamo fatto l’abitudine entrambi. La frenata brusca implicava invece “dimostrare di saper frenare in sicurezza, senza perdere il controllo della macchina”. Ecco, il rumore che hanno fatto i freni in quell’occasione è stato qualcosa di soprannaturale. Ho seriamente pensato che la macchina prendesse il decollo. L’esaminatrice, sballottata in avanti e senza fare una piega, si ricompone e riprende serafica: “Adesso voglio che tu faccia questo…”.

  • 27
  • apr

New hits

1) Una cover come tante, apparentemente: un ragazzo canta un successo di Giusy Ferreri. Ma lui non è uno dei tanti fan, è l’autore della canzone
2) E’ la colonna sonora del film omonimo, molto low cost e dall’uscita incerta. I Negramaro hanno sotto mano una nuova potenziale hit
3) Se questo fosse il nuovo singolo dei Subsonica probabilmente staremmo qua a spellarci le mani. E invece si tratta dei mai troppo sottovalutati Velvet
4) Ciara è di una bellezza esagerata, fa i video come Beyoncè e canta come Jennifer Lopez
5) Andrea Rodini ha la voce più interessante dei tre vocal coach di X Factor, ma bravi tutti

  • 25
  • apr

La settimana dell’automobile

Ho già passato circa tre mesi senza grossi problemi, a parte

1) una vicina rompiscatole che forse, e dico forse, si è trasferita (e verrà ovviamente rimpiazzata un’altra ancora più rompiscatole, secondo la ben nota legge di Murphy)
2) i soliti svarioni linguistici al supermercato, dove negli Stati Uniti le cassiere se non fanno conversazione non si sento realizzate. Ieri, di soppiatto, mentre prezzava i Pretzel che io già adocchiavo lussurioso: “Hw ws tdy?” Io: “EH?”, richiamato alla dura realtà mentre la nuvoletta che raffigurava me in una vasca di pretzel si dissolveva. Cioè, non vi basta chiedermi ogni tre secondi come sto, adesso devo dirvi anche come sono stato nelle ore precedenti? E che è, la visita di leva? Mi sono difeso con un “Sorry, I’m Italian”, che a conti fatti deve essere suonato tipo “Sorry, sono deficiente”, ma lì è stata colpa mia. Quando alla domanda “Sei qui per vacanza” ho opposto un fiero e risoluto “No, sono qui per studio”, deve aver pensato che sto studiando la composizione dei coralli (o quella dei Pretzel). Tutto fuorchè la lingua nativa, cioè, che ancora mi risulta ostica, se non sono concentrato come alla finale del Rischiatutto.

Ma questi sono problemini da niente, se si guarda il mondo con gli occhi di Polyanna. La settimana appena finita invece è stata horribilis sul fronte automobilistico.

1) La macchina si è rotta. O meglio, sta per. Funziona e non c’è nessuna spia accesa, ma sento che c’è qualcosa che non va. Andiamo con ordine. Quando ho comprato l’auto, forse ricorderete, ero molto soddisfatto dell’acquisto. Una macchina usata ha qualche problema per definizione, ma sulle prime non ho notato niente, e la mia speranza è stata quella di continuare con questo stato di incoscienza fino all’esplosione, possibilmente un giorno dopo la mia partenza dalla Florida. Poi, col tempo, ho notato alcuni dettagli tutto sommato trascurabili. Nel complesso, sento di poter dire con tutta certezza che la mia macchina ha un’emiparesi destra: il vetro del passeggero scende ma non sale (per cui lo devi azionare dal  posto di guida), lo sportello del passeggero di dietro non si apre, il sedile del passeggero davanti ha una manopola rotta per cui si viaggia sdraiati ma è buono per ospitare donne incinte. Ma – dicevo – questi sono  problemi tutto sommato trascurabili, alla fine, visto che ho pochi passeggeri da scarrozzare. Qualche giorno fa invece è iniziata l’apocalisse. Qui chiedo la consulenza dei cari meccanici all’ascolto, perchè ho una percezione chiarissima del segno, ma non ho la competenza per risalire alla causa. Per cominciare, il problema è presente solo sotto le 20 Mph, al di sopra scompare. Si tratta di un rumore molto strano, che sembra quello di un tuono molto forte in una giornata che non promette niente di buono, col rombo prolungato e subcontinuo, che si accentua quando freno, scompare da fermo e si attenua quando sterzo. Martedì ho l’appuntamento dal meccanico (perchè qua se la tirano, i meccanici). La macchina è in garanzia, ma vorrei andare dal car dealer con una diagnosi pronta, per non farmi abbindolare. Io ho deciso  che è colpa della cinghia di trasmissione, che non so nemmeno cos’è, ma il mio sesto senso così: è la cinghia di trasmissione. Altre idee sono ben accette.

2) Il secondo problema è fantozziano. Ricordete forse anche  le varie peripezie per ottenere la patente internazionale. Niente di trascendentale, ma pur sempre una formalità da sbrigare per uffici (italiani, è quello il punto). Il tizio mi chiese specificamente in quale stato dovessi guidare: “perchè sa, è importante, eh, la legge cambia da stato a stato”. Esatto, pigna. L’altro giorno il mio amico etnico è arrivato tutto trafelato annunciandomi la ferale notizia: la patente internazionale è carta straccia, bisogna fare la patente vera. Ora, non vi descriverò le sensazioni di uno che a 10 anni dall’esame deve ristudiarsi il libro per passare l’esame a quiz, perchè penso che un blog non basterebbe. So solo che quello che avevo imparato sulla strada pensavo fosse sufficiente per guidare qui senza grossi problemi. E invece c’è questo libro pieno di regole ai confini del paranormale (“se finisci fuori strada, un cespuglio è meglio di un albero”) che non mi entrano in testa e che devo sapere alla perfezione entro lunedì (perchè prenotare l’esame è un gioco da ragazzi che si fa online, e i soliti ben informati dicono che lo puoi anche ripetere in giornata quante volte vuoi. Il che spiega l’elevatissimo numero di incidenti)

  • 23
  • apr

Senza parole

Per l’angolo della battuta da un euro circola da un po’ questa immagine intitolata: “Differenza tra premier”

  • 23
  • apr

Sì, ma Mirko Petrillo che fine ha fatto?

Per chi si chiedeva che fine avesse fatto Bruno Cuomo. Intervista non banale come solo quella di una persona che si rode il fegato da anni sa essere, ma se pensa che Anastacia si sia emozionata solo ad Operazione Trionfo si sbaglia di grosso. Gli occhi lucidi di Anastacia sono compresi nel format di ciascun talent show del mondo. Comunque a me piaceva Alessandra, e trovavo Sarah di una bellezza sconvolgente

  • 22
  • apr

Chiamami, scrivimi, taggami, chattami

Per riequlibrare le sorti dell’importante dibattito introdotto da Fox

Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere però i fatti son questi: il Cd di Alessandra Amoroso è una spanna sopra a tutti gli inediti di X Factor messi insieme. Non parliamo di capolavoro da acquistare ma i brani sono tutti orecchiabili e devo dire che con lei hanno fatto un discreto lavoro.

vi chiedo di avere un minuto e quaranta secondi di pazienza (fino al ritornello) e di ascoltare questo inedito di Luca Napolitano, che aspira evidentemente a conquistare il pubblico maturo. Mi vergogno per lui. (ammazza come fanno blog figo questi post col filmato e dieci righe di post perfettamente impaginate)

  • 22
  • apr

Un mito

Non loro, ma il tipo che continua a prendere le ordinazioni come se nulla fosse e alla fine, fedele al suo personaggio, chiede se vogliono anche qualcosa da bere.

  • 22
  • apr

La notte stessa

Davide scusa ma pago internet un tot all’ora perchè sono in trasferta
a lavorare, e non ho tempo per linkare direttamente i video in html, nè
per uploadare la locandina di AmbraMarie (che ti riallego per
sicurezza) (se pensi che faccia la fatica di allegarla io, con tutta la nevrosi che mi provoca caricare gli allegati su questo blog, ti sbagli di grosso, ndDave); scusami, ma sono anche le due di notte, e sono in piedi
dalle 6 e mi devo svegliare tra quattro ore. Non che sia qua a spaccare
le pietre, ma un po’ di sonno mi è venuto, anche perchè ‘sto Galà è
stato di una noia mortale!

Andrew

P.S. (Aggiungo solo che il momento in cui i Nomadi dicono a Giacomo che se un giorno vede in giro per l’Italia un manifesto per segnalare un loro concerto, potrà sempre essere sicuro che basta segnalarsi e un posto a cantare Io vagabondo per lui lo si trova sempre, è uno dei 10 momenti più tristi della televisione di tutti i tempi, ndDave)

  • 21
  • apr

Am veri praud to hev he… you… hiar… BiCOZ… ha il TRANSLATER?

Quando Lady Gaga con una vocina straccia-cuore ha tentato di impedire che quella bruta pronunciasse il suo vero nome ho pensato di querelare la RAI per maltrattamento di ospite internazionale. Beldì ha mandato in sovrimpressione un testo che era la saga dell’errore (e io mio malgrado posso dirlo per certo, perchè da queste parti la radio passa SOLO questa canzone). Frattanto, tra i commenti di YouTube è bellissimo assistere al dibattito assai equilibrato tra quelli che “ammazza che bona, ma la voce fa vomitare” e “una voce da usignolo, ma che bidone della spazzatura”

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