Il potenziale trash di questo feticcio è devastante: parliamo della donna che ha gestito per anni “il racket delle sigle”, felice definizione che mi è costata negli anni ondate di odio carampano. Ma Cristian ha anche un altro primato singolare. E’ il primo trashcronista della storia a consegnarmi la trascronaca scritta in grassetto nero su fondo verde scuro. Quello che ho passato per togliere tutti i tag ad uno ad uno e normalizzare il testo così come lo vedrete nella pagina successiva lo so solo io. E dice di fare l’ortottista, per giunta
Continua
Si segnalano notevoli progressi con la lingua inglese versione US. Premessa: son partito con il mio inglese scolastico, studiato per almeno 10 anni nel modo che sappiamo. L’inglese studiato a scuola ti consente di leggere e di scrivere, ma non di capire e tantomeno di parlare. Nei primi 3 mesi il parlato ha subito decisamente un’impennata, diventando più fluido e meno pensato. Decisivo in questo senso l’aver superato l’impaccio di quello che teme di non essere capito. Se hai paura ti escono suoni incredibili dalla bocca. Se la prendi più easy e li scimmiotti un po’, alla fine ti avvicini. E comunque l’intonazione della frase conta molto più della pronuncia delle singole parole, che è una causa persa. I progressi migliori sono venuti quando ho lasciato perdere la
televisione, che mi annoia mortalmente, e ho iniziato con i libri. Il
punto è che se cerchi relax e poi il supposto relax si trasforma in
un’angoscia perchè per capire devi stare concentratissimo, allora tanto
vale lasciare perdere. Il libro in questione (The King of Torts, di
John Grisham) l’avevo comprato mesi or sono. Per superare pagina 30,
complice una trama che non decolla mai, ho impiegato diverse settimane.
Negli ultimi 10 giorni ho letto le rimanenti 400, per cui è solo
questione di acquisire alcuni automatismi e poi la lettura scorre
veloce. E il vocabolario ne guadagna, tant’è che ho deciso di insistere
e ho comprato subito il secondo libro. Detto questo, il mio cruccio rimane il listening. Avvicinarsi a capire l’inglese US tuttavia ti dà grande comprensione di quello UK, che è molto più semplice. Un’altra cosa che ho notato è che i progressi con la lingua avvengono a scatti. Oggi per esempio, sono uscito dal supermercato senza la consueta collezione di figuracce. Come ormai è chiaro, loro lo fanno apposta a sbucare fuori dal nulla con una domanda qualsiasi per testare i tuoi riflessi. La più classica (“Plastic?”) che ti viene rivolta da quello che ti fa i sacchetti, ormai è stata neutralizzata. Con vero piacere oggi però sono stato reattivo mentre la tizia che fingeva di sistemare i barattoli di carciofini (e in realta stava lì per tendermi un agguato) si volta di scatto e indicando la pirofila da forno che avevo appena comprato e che riposava placidamente nel carrello, mi fa: “Se preferisci ce ne sono anche di metallo più avanti, oltre che di vetro”. E io, con soddisfazione: “No grazie, la cercavo proprio di vetro” (mentre in testa mi si configurava il gesto dell’ombrello). Un punto per me. Quindi adesso stiamo 16 a 1. E che dire del tizio che stava prezzando le carotine novelle: per quale ragione uno dovrebbe interrompere quel lavoro così delicato per avvicinarsi a me che scrutavo i pomodori e chiedermi “How are you doing?”. “Finethankyouandyou?”. Tiè, ho sistemato pure te, 16-2. E poi ancora lui, il mio acerrimo rivale, il tizio dei sacchetti. Infastidito dal mio pronto “yes, thank you” al suo fulmineo “plastic?” oggi pronunciato in maniera più insidiosa del solito, ha cercato la rivincita chiedendomi di avvicinargli il carrello (tiè) e poi iniziando una filippica su quanto è difficile fare il cassiere al giorno d’oggi con tutte le persone che si presentano con i tagliandi per lo sconto. E io ho seguito quasi tutto quello che diceva. E quando mi stavo finalmente rilassando, e la mia attenzione tornava a transitare dalle parti delle meravigliose cotolette appena prezzate, la cassiera ha tentato l’ultimo assalto: “ha dei tagliandi sconto?”. In quel “No, I don’t” ho riversato mesi di frustrazione. “Have a great Sunday”, ha detto lei con un sorriso smagliante, consegnadomi un chilometro di scontrino. “E’ proprio una grande Domenica”, ho pensato, mentre le porte scorrevoli si chiudevano alle mie spalle.
Ad Amici, quest’anno potrebbe vincere un cantautore. Pierdavide o Caterina Soldati (ventenne, bella, donna e ci tiene a specificare il cognome). L’importante è che non vinca il tenore cocchino di Vessicchio, che già odio (il tenore, non Vessicchio). Novità sostanziale, l’aggiunta di diciotto nuove maestre di canto, di cui peraltro non ci hanno mai detto il nome, nè le referenze (ma sembrano più simpatiche della Scalise, sulla fiducia). La cosa più triste di questa edizione è comunque il foglietto con cui i Professori di ballo esprimono i loro giudizi: non riesco a credere che nel 2009 Canale 5 non abbia i fondi per dotarli di un sistema di voto meno primordiale. Che ne so, una lavaGNATTA. Al secondo posto, la De Filippi e Zanforlin che fanno finta di cantare in playback le canzoni dei ragazzi dell’anno scorso. Al terzo le musiche latino-americane delle selezioni di ballo, che hanno veramente sfracellato i cosiddetti
Questo aeroporto è discretamente brutto, ma ci sono alcuni dettagli che mi piacciono assai. Appese al muro che collega i terminal ci sono tutte le locandine dei film girati qui, per cui quando percorri la striscia di scala mobile che ti permette di andare più veloce, finisce che al contrario te la prendi comoda e scopri che a Philadelphia, oltre all’omonimo film, hanno girato anche tutti i Rocky, Una poltrona per due e Il sesto senso. Poi c’è questa cosa delle sedie a dondolo disseminate per tutto l’aeroporto. Puoi sederti comodamente e goderti il panorama (si fa per dire) mentre aspetti il tuo volo o scrivi un post, come me in questo momento (doing doing). Adesso però è bene che mi alzi perchè mi si sta riproponendo il pranzo
Spero che quel tipo di “additional screening” a cui sono stato appena sottoposto lo facciano random e non agli individui potenzialmente sospetti, nel qual caso c’è qualcosa che non quadra. In me o in loro. Nell’additarmi come un potenziale pericolo pubblico ci si è messo il fatto che stavolta ho dimenticato (lasciato) passaporto e boarding pass nella vaschetta degli oggetti da passare allo scanner. Il poliziotto ovviamente era uno di quelli che la sanno lunga, per cui prima mi ha messo in una specie di cella di isolamento temporanea per 30 secondi e poi mi ha invitato a precisare dove avessi messo la carta d’imbarco (e a nulla è valso il mio tentativo di spiegare, anche perchè come caspita si dice in inglese “si trova nel portadocumenti?” questa non l’avevo considerata). Tutto ciò mi ha reso ancora più sospetto, e mentre già mi vedevo con la tuta arancione a percorrere l’ultimo miglio, il poliziotto si spazientiva perchè io giustamente non capivo una cippa (gli afro-americani parlano in una maniera a me ancora incomprensibile, e questo per giunta per me lo faceva apposta tipo Mammuccari), a parte sporadici frammenti rivolti alla collega tipo “ma come si può lavorare in questo modo? Io non parlo francese!”. Nemmeno io, se è per questo. Comunque, l’argomento del contendere era: “le dispiace se faccio un’ulteriore perquisizione?”. Come se avessi scelta: fai quello che ti pare ma spicciati, grazie. L’ipocrisia è stellare: non esitano a metterti tra quattro pareti di vetro davanti a tutti e a chiederti di non muoverti, ma quando si tratta di metterti le mani addosso è tutto un profluvio di scuse. In Italia non si fanno tanti problemi: la gente sa che, giustamente, i controlli vanno fatti per il bene di tutti. E comunque date a quell’uomo un traduttore per il francese, e una cartina geografica dell’Europa. Io, dal canto mio, d’ora in poi viaggerò con la boarding pass a vista 24 ore su 24.
Comunque la si voglia vedere, c’è qualcosa di particolare nel modo in cui Repubblica sta trattando la vicenda Berlusconi-Noemi, cercando gli estremi per accostarla al Sexgate di clintoniana memoria. Per dirlo basta basarsi sul modo in cui qualsiasi altra notizia è stata enfatizzata in passato dalla stessa testata. Questa, a mia memoria, è per esempio una delle pochissime volte che un’inchiesta del giornale viene tradotta e pubblicata anche in inglese. Segno che il giornale percepisce questo episodio come molto importante per i riflessi politici che ne possono derivare. La cosa inoltre non stupisce se si pensa che la notizia è stata ripresa da molti giornali esteri, per cui è comprensibile la volontà dell’Editore di aumentare il numero di pagine viste e quindi gli introiti pubblicitari. E comunque se un giornale crede nella sua battaglia, e pensa che seguirla fino in fondo rappresenti una missione per il bene del cittadino, è giusto che sia così, nei limiti del consentito. Eppure niente di simile è mai comparso online con domande di più stretto significato politico su trascorsi non limpidi e processi in corso. La linea di confine tra la necessità del giornalista di fare le domande, indipendentemente dalle risposte, e la manipolazione dei fatti allo scopo di aizzare gli animi dell’opinione pubblica, è comunque molto labile. E’ di oggi ad esempio la notizia che la signora Letizia ha rilasciato la seguente dichiarazione al Times: “Spero che Berlusconi, che io ho conosciuto negli anni Ottanta, si
prenderà cura di Noemi e riuscirà a dare a mia figlia la carriera che
io non sono riuscita ad avere”. E’ un virgolettato che prendiamo per buono e giudichiamo in cuor nostro. Il titolo di Repubblica però è un po’ sintetico e suona diverso: “Papi farà per lei ciò che non ha potuto fare per me”. Il che insinua che anche la signora chiama Papi il Presidente del consiglio. Per cui:
11) Presidente, e’ vero che anche Donna Letizia è sua figlia? (eddai, su)
Negli ultimi giorni il blog sta vivendo un revival trash come ne mancavano da tempo, e anche la mia casella di posta elettronica sta vivendo un rigurgito di vita dopo mesi di ragnatele con tante coraggiose segnalazioni. Coraggiosee perchè alcune cose sono trash ma fanno parte di quel genere che non promuoverei mai. Trash telefonato, un po’ troppo professionale. Però grazie, apprezzo comunque. Quando i ricercatori spediscono un articolo ad una rivista scientifica, tante volte si vedono tornare indietro un “ma per piacere” camuffato da “siamo spiacenti, ma questo articolo, ancorchè valido, non ha una priorità sufficiente per essere pubblicato”. E così capita in questi casi, fatte le debite proporzioni. Portate pazienza, ma è in atto un piccolo tentativo di selezione della razza trash. E così, oggi nessun filmato di quelli che ho visionato mi pare dotato dei requisiti necessari: originalità (se il filmato è linkato nei commenti il 55% delle volte si autoelimina) e QT (quoziente trash) . Ciò detto, anche io mi sparo un’altra puntata di Caffè con vista e il video russo di Alla Pugacheva. Riguardo a quest’ultimo, devo tirare le orecchie al geniale autore, che è pure cortesemente intervenuto con tanto di marchetta nei commenti qua sotto, perchè dopo l’immortale ritornello “Nada, uè nada, uè nada” secondo me non dice “Uè! Hasta la vista”, ma dice chiaramente “Me basta ‘na pizza”. Per il resto, sono giorni se mi interrogo sul video di Karim Capuano: peggio la location, il cantante, la canzone o il testo? Bella lotta, ma secondo me il testo è qualcosa di veramente neofuturista. Mai sentito nulla di così metricamente sballato. Anzi, trascrivo la prima strofa e il ritornello perchè sono veramente oltre.
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Il problema di quando tocchi il trash vero con le dita, è che rimanere su quel livello è molto difficile. In effetti ci sarebbero tanti filmati pretendenti e meritevoli, ma sapete che qua siamo così avanti che a momenti rimaniamo indietro, per cui cambiamo decisamente genere. Karaoke. Vi propongo il filmato scovato da ninfadora, che dopo lo scetticismo iniziale inizio a trovare esilarante. Tutto sta a superare indenni il primo minuto.
Minuto 9 e 16 secondi. Il tronista Gionatan (sempre per la serie”i ragazzi della porta accanto col nome normale”) ha appena scelto la sua ragazza per i prossimi dieci minuti e comincia il solito valzer degli atti dovuti. Tra i quali spiccano i ringraziamenti a Maria, ai cameramen, a Gianni, a Tina, alle redattrici, a Mediaset, alle Camere in seduta congiunta e – ovviamente – ai mammasantissima del pubblico, a cui – dopo una stagione di insulti – è necessario rendere onore per dimostrare che si è più forti delle intemperie. Decana delle urlatrici, ovviamente, la signora Daniela, di cui vorremmo ricordare in questa sede alcune delle orazioni più celebri:
1) E che, te pare che nun l’ho capito che tu SEI UN NO?
2) Guarda che a me tu nun me’ncanti… tu poi fare fessi gl’altri, ma a me tu nun me fai fessa!
ma soprattutto
3) Sei falsa! Sei falsa! SEI FALSAAAAARGGH!
Al minuto 9 e 16 secondi, dunque, Gionatan si avvicina alla signora Daniela per salutarla, “anche se mi ha attaccato, ma non importa”.
E lei, magnanima, si alza in piedi, l’ abbraccia e apre le sciagurate fauci col ditino ammonitore di quella che la sa sempre più lunga degli altri: “TI HO IMPARATO PERO’!”