La classe femminile di quest’anno, ad Amici, sembra una riedizione del cast de “Il ballo delle debuttanti”.
Le pop (o aspiranti opinioniste di Uomini e Donne):
1) Valeria e Arianna, nemiche giurate di Davide Suicide, non riescono a capacitarsi che il suddetto rimanga nella scuola in barba a ogni logica canora. Solo che sono talmente antipatiche e scarse a loro volta, che quasi quasi tifi per il folletto emo. Quasi, ho detto, infatti lui è oggettivamente indifendibile, anche perchè peggiora la situazione con quelle faccette da Bambi bastonato che guarda la madre mentre rosola al forno con le patate.
2) Januaria, una che più che a Sanremo – perdonatemi – vedrei bene con otto figli mentre fa le tagliatelle al ragù la domenica
3) Loredana ed Emma, due che non si è ancora capito se sono matte o se sono squilibrate. La seconda poi è la tipica “persona vera”, nel senso di quella che ci tiene a dirtelo e ti fa un pippone assurdo finchè non le dai ragione
4) Grazia, la ballerina classica presa di punta da Carlo Verdone che imita il maestro Garofalo
Le chic (o aspiranti dee della passerella)
1) Borana, la ballerina classica che ha la sfortuna di non avere una seconda e che secondo la Celentano dovrebbe fasciarsi le grazie per non sembrare una poco di buono
2) Maddalena, la Britney Spears di questa edizione, che è passata dalle stalle alle stelle in poche settimane e che mira ad esibirsi a tutto tondo con un pezzo ballato e cantato. Non esalta, ma si fa guardare
3) Elena, la principessa, che è forse la ragazza più bella mai apparsa ad Amici dai tempi di Luana Guidara (che però era pop). Anche Elena era pop ai tempi della Dalla Chiesa, ma si è redenta. Si potrebbe contestarle che fa troppe lampade e si trucca come se dovesse andare in discoteca, ma onestamente di fronte a quei capelli ieri lisci e oggi selvaggi ogni resistenza è inutile
Però un pensierino su quella benaugurante lapide in polistirolo che vendevano da Wal-Mart per cinque dollari lo stavo facendo.
Vi devo la soluzione del caso. Non sono del tutto soddisfatto, ma ammetto di aver fatto qualche errore in fase di impostazione della valigia, all’andata. Al ritorno ho raffinato il metodo (per provare, mica perchè mi servissero i vestiti stirati) e la camicie sono arrivate in migliori condizioni. Ovviamente quella combinata peggio in entrambi i casi era la camicia “no iron”. Il grande vantaggio è il modo in cui viene valorizzato lo spazio. Trolley e valigetta ormai è la combinazione perfetta per viaggi non superiori a 5-6 giorni.
Ciò detto, ho fatto una capatina in Italia, ma ora sono di nuovo qui. Ieri ho perso una coincidenza per un simpatico ritardo di Air France sul volo per Atlanta, ma il rebooking è stato super facile ed efficiente. Ho visto Transformers 2 in italiano, con la coppia più improbabile del mondo (lei pare sua madre e le hanno dato una voce da gallina per farla meno vamp) e il mitico Commander ribattezzato Optimus Prime (EH?). Poi ho visto The Hangover in inglese, di cui si parlava un gran bene ma se ho riso due volte in tutto il film già è tanto. Per chiudere la parentesi cinematografica, qualche tempo fa ho visto Up che obiettivamente è delizioso. Dal Canada in poi ho guardato la mappa aerea con gli occhi da psicopatico. La tizia accanto a me ha sbagliato a compilare 5 VOLTE il modulo I-94 verde per l’ingresso negli Stati Uniti, credo sia un record. E ogni volta che si alzava per andare a prenderne un altro faceva cascare per terra tutto quello che stava sul tavolinetto.
Sono in partenza, ci si legge tra qualche giorno. Sono emozionato e curioso, è il mio primo viaggio con la sistemazione stratificata. Potrebbe rivelarsi una soddisfazione enorme o un fallimento clamoroso, vi farò sapere.
Mentre si sono perse le tracce di David Suicide, la scuola va avanti. Rosolino, il futuro padre, torna a casa come ampiamente previsto (“un cantante anonimo che non mangerà il panettone”) e al suo posto entra Stefanino (sic) che ha vinto la sfida cantando male Mika e Lady Gaga (o Lady Gagà , come è stata chiamata da Zanforlin suscitando l’ilarità di tre quarti della palazzina mia). Valeria, la cantante tappa e afona, continua la sua battaglia contro David Suicide, obiettivamente indifendibile, che però secondo tutti ci mette sentimento (la pietà ?). Emma, l’ex Lucky Star, si aggiudica il primo inedito e filosofeggia sull’addio di Rosolino: “fuori si vede il vero talento”. E infatti tu sei dovuta tornare dentro. In realtà Emma non dispiace, ed è più Nannini di Loredana. Quest’anno il corpo di ballo non sfigura e a tratti si rivedono i fasti della quinta edizione. Le coreografie di gruppo latitano, e le messe in scena di Carlo Verdone che imita Marco Garofalo sono dispersive, ha ragione Carbone. Le donne sono tecnicamente BONE e su tutte svettano l’indossatrice Elena e la gattamorta Borana. Maddalena pare Britney Spears e l’altra bionda di cui non ricordo il nome non mangerà il panettone neppure lei. Anche il ballerino di hip hop ha la data di scadenza dietro la felpa. La ballerina classica napoletana è odiosa. Il cantautore fiorentino di più. Il tenore purtroppo non è antipatico, cosa che mi consentirebbe di odiarlo meglio, ma non può essere primo. Ci sono cose, in quella classifica, che lasciano basiti.
L’Italia ribalta il risultato sfavorevole contro Cipro e Lippi se la prende coi malumori del pubblico, che sul 2-0 sotto si è lasciato andare al tradizionale coro “Andate a lavorare”. Ora, siccome, non seguo più le vicende del pallone italiano (in compenso il football americano mi annoia come credo nessun’altra cosa al mondo), fatemi capire un secondo:
- l’Italia perde 2-0 con Cipro
- Cipro è una delle squadre più scarse del mondo
- l’Italia è già qualificata e schiera le riserve per undici undicesimi in vista campionato, con la scusa di far giocare tutti, noncurante magari del piacere dei ciprioti di godersi in casa i campioni del mondo…
e Lippi pure si lamenta se fischiano lui e i suoi dopolavoristi in vacanza? Io capisco incitare una squadra in difficoltà , ma qua si era in difficoltà per via della solita spocchia per cui bisogna giocare al risparmio ogni volta che capita l’occasione. E invece di approfittare di queste partite per provare gli schemi e migliorare l’affiatamento, dobbiamo sempre gli splendidi, in campo e in sala stampa
Secondo la signora che ci dà la sbobba, dovrei pronunciare meglio ciò che dico, perchè non si capisce. Ho ribattuto dicendo che “ho chiesto le tagliatelle”, che “c’è scritto tagliatelle” e che “non pronuncerò mai TAGLIUATUELLWWWE”, come lei vorrebbe, “perchè SONO UN ITALIANO, UN ITALIANO VERO”. Oh. E mentre così dicendo mi sentivo un padre della Patria, l’occhio mi cadeva su un tragico condimento alla ricotta (odio la ricotta, per la cronaca), proveniente dai meandri profondi di quella roba spaventosa che la suddetta sbuffando rimestava per servirmi. “Sorry, I’ve changed my idea, I would like the Pesto Shells” (conchiglioni al pesto, che Genova ci perdoni). E mentre la polemica infuriava allegramente (“L’ho detto come deve essere detto, sei tu che non fai il minimo sforzo di capire”) mi dirigevo trionfante alla cassa per accorgermi solo lì che la Babayaga mi aveva appena rifilato i conchiglioni al pesto ripieni di ricotta.