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Avatar in estrema sintesi
Se per voi il cinema è trama, non vi piacerà. A causa del bombardamento di trailer e del fatto che tutti in qualche modo ne parlano, complice anche uno screenplay non certo fenomenale, si sa tutto prima di entrare in sala. A rigore, però, anche del Titanic si sapeva che alla fine affondava, e la storia d’amore tra Jack e Rose oscillava tra il patetico ed il grottesco (la Goccia il Cuore dell’Oceano, ma per favore). Si poteva fare di più in questo senso, perchè la filosofia del film è meno interessante di quanto può esserla ancora oggi quella sottesa da un qualsiasi Guerre Stellari. Insomma, usciti si ha la stessa sensazione di tanti anni fa di fronte a Di Caprio Findus, e cioè che – a fronte del grosso impegno tecnologico – della sceneggiatura tutto sommato non fregava a nessuno e ciò che serviva era solo una storia qualsiasi. Ecco, la stessa sensazione che ho avuto con King Kong di Peter Jackson: “Bello, ma.”
Se però per voi il cinema significa effetti speciali, preparatevi ad una delle più belle esperienze visive della vostra vita davanti allo schermo (dopo la caduta di Gianni Sperti sulla musica di I love New York, ovviamente). L’industria degli effetti visivi ha fatto progressi notevolissimi in questi anni, e la ricostruzione della natura incontaminata del pianeta Pandora (più che dei suoi animali) vale da sola il prezzo del biglietto. Alcuni piani sequenza sono davvero originali e la prospettiva 3D (poco usata durante il film) lascia davvero senza fiato. E’ insomma tutto vero quello che si dice sul lato tecnico del film, difficilmente resterete delusi.
Ora, detto questo, il punto sta nel cercare di capire che pesi hanno i pro ed i contro e la loro attribuizione penso proprio che mai come in questo caso vari da individuo ad individuo. Nella mia scala personale dei kolossal tripudio di effetti speciali, Avatar sta sopra Titanic, ma sta sotto Il Ritorno del Re. Che tecnicamente era inferiore, ma vibrava di emozione dal primo all’ultimo minuto.