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Luca e Paolo

All’indomani della instant song su Fini e Berlusconi, Luca e Paolo erano dichiaratamente chiamati a fare qualcosa di diverso. Che, secondo alcuni, significava attaccare Vendola e Bersani. Ma i due la prima sera non è che avessero attaccato Berlusconi, intendiamoci. Si sono limitati ad alcuni buffetti sulla guancia con graffio finale. La ragione per cui quella Satira ci è sembrata debole sta soprattutto nel fatto che ormai siamo abituati ad una Satira più virulenta, con licenza di sconfinare nella Politica, per cui appena qualcosa si limita alla superficie ecco che quel qualcosa ci appare subito inadeguato, anche se non sta scritto da nessuna parte che la satira per fare ridere debba per forza superare certi limiti. Per dare una dimostrazione di tutto ciò, ieri Luca e Paolo hanno deciso di spiazzarci. E l’hanno fatto, ma non certo per i toni, quanto per la scelta dei destinatari. Risultato: uno sketch che non faceva ridere (che poi è l’unica cosa che conta, in un pezzo comico), buono solo per generale titoli sanremesi ad effetto e dire di averci provato. Se li giustifico è perchè posso immaginare che genere di condizionamenti espliciti ed impliciti pendano sulla loro testa, però se vuoi fare il cattivo e non lo sei, e per giunta ti chiedono di fare il bravo, finisce che ne viene fuori un’incompiuta che, alla fine della fiera, non fa ridere. Di certo si può fare di meglio: Chiambretti fu più divertente, e Benigni, nell’unico momento delle sue epifanie che tollero (quello tra il balletto scemo e la lectio magistralis) riesce sempre a commentare i fatti dell’attualità senza trascendere nè perdere in incisività.

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