• 31
  • lug

O generosa

Giovanni Allevi a Radio 105. Notasi:

1) il suo entusiasmo non condiviso dalla conduttrice.

2) la perplessità della Maionchi, con la faccia da “Non capisco”.

3) La voce fuori campo di Paragone, che contesta il brano con motivazioni risibili e da profondo ignorante musicale.

Comunque è vero che su Internet si fa sempre i brillanti e si critica qualsiasi logo o inno per il puro piacere di distruggerlo, ma questo brano per me non è brutto, soprattutto se vi piace Star Wars o robe tipo la scena del Confutatis maledictis con Mozart e Salieri. Semplicemente, l’estratto che gira su Internet è la parte più brutta.

  • 6
  • lug

Mονοπωλίων

Io non ho studiato economia, e quindi mi guardo bene dall’avventurarmi in un campo che però ultimamente mi affascina. Mi affascina perchè tutti paiono averci capito tutto (o fingono bene), e sostengono che esiste una logica stringente in quello che sta accadendo alla Grecia e in ciò che accadrà da domani (poi però se parli con altri ti dicono il contrario). Ebbene, oggi ascolto questo esempio di D’Alema, e mi viene in mente che se le cose stanno davvero così (i Greci chiedono aiuti dall’Europa per pagare il debito contratto con i Tedeschi), allora esiste un esempio ancora più semplice e calzante. A tutti sarà accaduto, durante una partita di Monopoli, di finire in una situazione di questo genere:

1) Hai costruito abbastanza sui terreni verdi, rossi e/o marroni, spendendo quasi tutto quello che hai perchè case e alberghi costano un botto di soldi. Ma tanto tra poco ci finisce il funghetto dell’avversario, e dunque riprenderai un po’ di soldi.

2) E invece no: è il tuo candelabro che finisce su Viale dei Giardini, e lì sono cavoli amari: devi vendere case e alberghi, ipotecare i Bastioni del Gran Sasso che tanto non te ne frega niente, e così sopravvivere. Tanto dopo c’è il Via, il che vuol dire che sei molto lontano dal prossimo transito nei terreni viola, e comunque prima o poi questo dannato funghetto ci finirà sui terreni verdi, rossi e/o marroni (che però adesso sono svalutati e senza case).

3) In questo stato di cose, in cui ti trovi ad un passo dal baratro, bastano piccole perturbazioni per fare precipitare il tutto. Basta un albergo di quarta categoria in vicolo corto e ti trovi con tutte le scarpe nella spirale perversa: vendi tutto, ipotechi i terreni e chiedi prestiti a strozzo. Tutto ciò per rimanere in gioco, ma intanto gli altri coi tuoi soldi, dentro i loro alberghi, ci hanno costruito la palestra e il casinò.

  • 29
  • mag

Olga Fernando salva l’onore della Repubblica

Questo filmato è da antologia delle comiche, per varie ragioni:

1) La guardia che annuncia l’ingresso di Mattarella a Her Majesty

2) Mattarella che avanza come un condannato al patibolo

3) La regina che non sa un tubo della persona che ha davanti

4) La regina che tiene la borsa ben stretta per paura che Mattarella gliela rubi

5) L’imbarazzo generale dopo la prima domanda

6) Olga Fernando che sbuca a sorpresa da dietro e salva il Presidente e la Nazione intera

7) Olga Fernando che fa un passetto avanti e un passetto indietro per non oscurare il Presidente.

8) Olga Fernando anche lei con la borsetta ben stretta

9) Olga Fernando che marca l’accento british

10) La tizia in rosso che non si capisce che ruolo abbia, ma ogni tanto si inclina per origliare

 

  • 25
  • mag

Towel day

Oggi è il giorno dell’asciugamano, e ciò mi ricorda che La mia Guida Galattica per Autostoppisti giace sul tavolo da mesi. Non voglio che diventi uno dei pochi libri iniziati e non finiti della mia vita (categoria di cui fanno parte Il Pendolo di Focault e l’Interpretazione dei Sogni, mappazze indicibili alle quali conto di riavvicinarmi non prima della terza età), ma la verità è che questo libro fa molto ridere ma non ha trama. Io se non c’è trama non mi appassiono. Comunque voglio finirlo, è il mio libro da viaggio (o almeno dovrebbe, il più delle volte gli preferisco Candy Crush Soda).

  • 24
  • mag

10 motivi per i quali non abbiamo vinto l’Eurovision Song Contest 2015

Stavolta c’è mancato poco che i tre simpaticoni vincessero, ma la verità è che per quanto l’esecuzione sia stata vocalmente notevole le chance di farcela a me sono subito sembrate meno di quelle di Maurizio Costanzo di condurre il prossimo Sanremo, per i seguenti motivi:

1) La scenografia con la Venere di Milo e i capitelli corinzi. Che caspita c’entra la Venere di Milo con l’Italia, vorrei capire.

2) La coreografia inesistente. Unica botta di vita il bridge con un elaboratissimo “vai avanti tu che poi vengo avanti anche io”.

3) L’occhiolino di Ginoble, ormai un marchio di fabbrica, che lo ha reso inviso a qualunque giurato dotato di un minimo di ritegno.

4) Le interviste dei giorni prima, dove i nostri hanno dato davvero il peggio di sè, tra una gara a chi è più sciupafemmine, “you know”, e un inedito ricordo del loro duetto con Barbra Streisand (e basta, c’avete rotto le scatole con ‘sta Barbra Streisand!)

5) L’abito Armani senza cravatta, che se me lo metto la gente mi sputa in un occhio

6) La scaletta. Ma uno cosa dovrebbe ricordarsi della canzone, che è finita e subito deve votare?

7) Il blocco sovietico, con tutti gli stati cuscinetto che puntualmente hanno votato in massa la madre Russia, con l’eccezione dei serbi che hanno votato i montenegrini e i montenegrini che hanno votato i serbi

8) La canzone, obiettivamente penosa. Un testo che pare rubato a una hit neomelodica, una melodia fatta apposta per intortare il pubblico da casa… ma non i giurati

9) I giochi di luce e l’uso artistico del ledwall. Quali giochi di luce e quale ledwall, dite? Appunto. Rivedetevi l’esibizione del vincitore svedese e prendete appunti, voi dello staff italiano. Non ci avete manco provato

10) Il finale. Devo ancora capire chi è, ma uno dei tre strozza l’acuto

  • 28
  • gen

Che tormento

Quando compilate un modulo, e arrivati al campo indirizzo scrivete via e numero civico, salvo accorgervi poco dopo che c’è un campo apposito per il numero civico.

  • 18
  • gen

La teoria dell’incipit dei video musicali

Dopo la celebre teoria del Festivalbar è adesso giunto il momento della teoria dell’incipit dei video musicali. Quando un cantante italiano fa un video musicale, c’è la tendenza assai diffusa dei registi (e spesso si tratta di un unico regista: esatto, quello là) a non fare partire subito la traccia audio ma a farla precedere da rumori urbani o naturali (il mare, il vento, la pioggia, dei passi, qualunque cosa), non si sa bene con quale obiettivo. Si notino gli esempi recenti o relativamente recenti di Marco Mengoni, Francesco Renga e Gianna Nannini. Amesso che esista una ragione valida per tutto ciò (ad esempio, rendere più difficile la trasformazione da video a file mp3), il risultato è che i video musicali italiani che cominciano con i rumori di fondo sono invariabilmente delle tavanate galattiche.

  • 7
  • gen

Forte forte forte

Un promo epocale, di cui occorre sottolineare giusto pochi punti essenziali:
1) La regia sofisticata
2) La musica lounge
3) La minigonna della Carrà
4) Gli effetti speciali che non si capiscono
5) La trama incomprensibile
6) La faccia della Carrà che lancia i diamanti come sfere Pocket
7) I gesti della Carrà per aprire i diamanti e farne uscire i giudici Pokemon
8) L’inquartamento di Cortez
9) Il taglio e la faccia di Asia Argento
10) L’energumeno sconosciuto
11) La posa finale (ma perchè?)
12) Le risate liberatorie

(scusate, parte in automatico e non so come farlo smettere)

  • 6
  • gen

Necroprotagonismo

Basito davanti alle espressioni di protesta della gente comune a cui viene impedito di dare l’estremo saluto a Pino Daniele

* Finchè andavamo al concerto a pagare il biglietto… se è diventato così è grazie a noi

* Da 30 anni ca uno conosce a ‘sto Pino Daniele

* Pino Daniele è di tutti

* Se viene altra gente noi entriamo, eh

* Non è un atteggiamento simpatico nei confronti delle persone

* Non riesco a capire ‘sta grande stupidaggine

* Una vergogna, veramente. Se poi devono entrare i 4 vip normali allora annamo via tutti

* Se facevano entrare 10 persone per volta già eravamo andati via

* E mo Claudio Baglioni che è, meglio di me?

Ok. Mi infervoro. Ma questi che caspita vogliono? Ma avrà il diritto una famiglia a mantenere intimo un momento del genere e a fare entrare chi vuole? E se anche la famiglia decidesse di fare entrare Claudio Baglioni, che il de cuius conosceva personalmente? Andassero al funerale, dove la bara è chiusa, questi fan necrofili, che per inciso sono gli stessi della gite ad Avetrana o a vedere la Costa Concordia. In tutto ciò, rimane sublime la cacciata di D’Alema, che è sempre bravissimo a trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto, e conoscendolo dirà che la contestazione è dovuta al fisco-gate di Matteo Renzi.

* Se entra D’Alema entriamo tutti

  • 5
  • gen

Chiamare il 118

Un pregresso intervento di bypass aorto-coronarico e 4 angioplastiche. La “vita appesa ad un filo”, filo che nelle parole del dottor Gaspardone sembra alludere all’unica coronaria aperta su cui si reggeva tutta la vascolarizzazione del cuore di Pino Daniele. Non certo una “morte improvvisa”, dunque, ma un quadro coronarico indubbiamente scadente e probabilmente compromesso, par di capire. Spero questo allevi un po’ la pena dei familiari, che si mangeranno per mesi le mani fino ai gomiti per via di quell’idea strampalata di portare a Roma un cardiopatico che ha un infarto a Grosseto, in barba a qualsiasi principio di “rete per l’infarto”, o cose del genere. Si sa: se una coronaria si chiude ogni minuto che passa è prezioso. E nel caso specifico la cosa più giusta da fare l’avevano fatta: chiamare il 118. Che ha il defibrillatore, i farmaci, e nelle regioni più all’avanguardia è in grado di teletrasmettere l’elettrocardiogramma al centro di emodinamica più vicino, che si attiva immediatamente evitando le lungaggini inutili e pericolose dell’accesso al pronto soccorso. Cercare vie traverse di fatto allunga i tempi di soccorso, anzichè ridurli. Speriamo che questa vicenda sia utile almeno per sensibilizzare sulle modalità più corrette per accedere alle terapie di riperfusione, perlomeno nelle regioni italiane dove già funzionano le reti per l’infarto.

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